Traduzione e Interpretazione

Lezioni di dottorato: Baraldi e Bondi

Vi scrivo dal treno mentre viaggio verso Modena per partecipare al primo degli incontri del LAIM (il Laboratorio di Analisi sull’Interazione e la Mediazione, ovvero un gruppo di persone che fanno ricerca e che, a scadenza regolare, si aggiornano e fanno il punto della situazione).

Ammetto che preferirei approfittare di queste 2 orette di treno, visione laterale della vita come diceva qualcuno, per leggere I segreti di Parigi” di Corrado Augias (un must per i francesisti che non lo avessero ancora letto e una lettura particolarmente appassionante per me, che a Parigi ho trascorso un’estate nel 2001 e che a Parigi festeggerò, memore anche di quanto imparato nel libro, le vacanze pasquali 2009).

Però ho promesso, a me stessa prima ancora che a voi, di mettere online dei riassunti/appunti delle lezioni di dottorato. E così eccomi qui, a sistemare gli appunti (cartacei e mentali) delle lezioni tenute da Claudio Baraldi e Marina Bondi il 13 febbraio scorso.

Per quanto riguarda la lezione mattutina del Professor Baraldi, dal titolo Documentare la dimensione sociale, è stata un’occasione d’oro per quanti, come me, mancano totalmente di un background sociologico. È stato un po’ come se, ascoltando l’excursus del professore, avessi recuperato la profondità di tante letture che ho fatto e sto facendo tuttora. Ho scoperto, soprattutto, che gli studi di linguistica generale, di linguistica applicata e di analisi conversazionale che ho fatto, hanno una radice sociologica. Mancandomi quella, tutto quello che ho studiato l’ho studiato, per così dire, in superficie, senza addentrarmi in quelle che sono le origini di un pensiero che, prima di essere linguistico, è sociologico.

Ovviamente non sono 2 ore di lezione che permettono di capire la sociologia, ma hanno avuto il compito di delineare un quadro di insieme e di offrire degli spunti, dei nomi, dei riferimenti, per chi poi voglia approfondire la disciplina e colmare le sue lacune.

A Baraldi va il merito di spiegare con esempi chiari e facilmente memorizzabili cosa s’intenda per costruttivismo, osservazione di primo e second’ordine e osservazione scientifica, attore (Weber) e sistema (Durkheim), comunicazione e interazione.

Tra gli esempi più chiari, a mio avviso, di come i presupposti culturali siano fondamentali per capire un’interazione e di come le interazioni siano fondamentali per capire gli aspetti culturali (due aspetti che rimbalzano uno sull’altro – diceva Baraldi) c’è quello dell’amore.

Baraldi fa l’esempio di una coppia, il cui scambio dialogico suona più o meno così:
- Ho una gran voglia di andare al cinema sta sera, che ne dici?
- Ma..sinceramente sono un po’ stanca..preferirei stare a casa
- Ok, allora sto a casa con te

Se non sappiamo che tra i due c’è amore (il presupposto culturale), la replica di lui, che rinuncia al cinema per stare con la sua amata non può essere correttamente interpretata. O anzi, si rischia di dare un’interpretazione completamente sbagliata, del tipo: ma povero scemo! Perché mai rinuncia al cinema se ne aveva voglia?

Viceversa, si potrebbe affermare, come molti fanno, che l’amore è cambiato (presupposto culturale). Ma per sapere davvero se l’amore è cambiato tra le persone, se le coppie si relazionano in maniera differente, dovrei controllare le interazioni tra le persone. Chi mi dice, infatti, che la donna ottocentesca non fosse, nell’intimità, libera e spregiudicata come quella del XXI secolo?

Con esempi molto semplici che io mi sono permessa di riprendere e spiegare con le mie parole, Baraldi ha sottolineato l’importanza di tenere conto sia dei presupposti culturali sia delle interazioni.

Prima di concludere, Baraldi ha poi messo in evidenza i tre piani su cui operano i presupposti culturali:
1) valori di riferimento;
2) modo/forma in cui noi contribuiamo a comunicazione;
3) risultati.
Tre aspetti da cui ciascun ricercatore non può prescindere nella sua analisi delle interazioni, pena l’impossibilità di capire davvero il senso di tante azioni comunicative.

Per quanto concerne, invece, la lezione pomeridiana della Professoressa Bondi, intitolata Retorica del discorso accademico, si è trattato di un incontro molto diverso rispetto a quello della mattina.

Dopo aver lasciato ampio spazio alla presentazione di noi dottorandi e dei nostri progetti (la nostra research question), la professoressa è entrata nel merito del discorso accademico, cominciando da uno scritto, il Research statement, che abbiamo pressoché tutti sbagliato al momento della presentazione del progetto (evidentemente, se siamo stati accettati, qualcos’altro di buono lo avevamo fatto :) ).

Abbiamo poi riflettuto sui diversi modi di presentare le proprie ricerche, osservando come una delle strategie più vincenti sia la definizione di un campo, la presentazione della letteratura in materia e la messa in luce di un gap. A questo punto è semplice introdurre le proprie ricerche come la risposta a quel gap, quasi come se il mondo accademico stesse aspettando proprio noi.

Tra i tipi di discorso accademico che a breve ci troveremo ad affrontare troviamo: Academic paper, PhD thesis e Abstract.

Dopo aver messo in evidenza come, in tutti e tre questi scritti, sia fondamentale far emergere la propria voce e la propria posizione, che è evidente anche in giri di frasi come:
Tale dice che ….. (tale presentato come superiore)
Come dice tale … (io vicino a tale)
“…” (Tale, XXXX: xx) (tale conferma quel che sto dicendo io)
la professoressa è entrata nel merito del Research Article, che spesso ha una struttura chiamata IMRD
I = Introduction
M = Methods & Materials
R = Results
D = Discussion

Quanto alla PhD thesis, che ora guardiamo in prospettiva e che tra 3 anni guarderemo in retrospettiva, 3 sono le strutture tipiche:

1 = STANDARD
Intro
Literature Review
Methods & Materials
Analysis (results & discussion)
Conclusions (con implicazioni e autovalutazione)

2 = EMPIRICA
Intro
Literature Review
General methods
IMRD
IMRD
IMRD
Conclusions

3 = TOPIC-BASED
Intro
Literature Review
Theoretical framework
Methods
Topic: analysis & discussion
Topic: analysis & discussion
Topic: analysis & discussion

Qualunque tipologia si scelga, da una tesi di dottorato ben fatta, e di almeno 200 pagine, si dovrebbero ricavare 3 articoli. Nelle tipologie 2 e 3 questi articoli sono sostanzialmente già pronti.

E per scrivere una buona tesi di dottorato è FONDAMENTALE capire qual è la nostra “tribù” di riferimento e chi, all’interno di questa, ha uno stile che ci piace.

Poi ogni strumento è buono (corpora, key words, collocazioni, liste di espressioni da riutilizzare) per fare proprio questo stile e scrivere una tesi di dottorato con una qualità che rispetti la serietà delle nostre ricerche.

Chi ha orecchie (e occhi) intenda :)

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