Traduzione e Interpretazione

Melloni-Contini: di come le apparenze ingannano

Dipartimento di Scienze Sociali, Cognitive e Quantitative di Reggio Emilia

Lezioni del 27 febbraio 2009, presso il Dipartimento di Scienze Sociali, Cognitive e Quantitative di Reggio Emilia.

10.00-13.00: Giovanni XXIII e il concilio: un’esercitazione sulle fonti di Alberto Melloni
14.30-16.30: Epistemologia delle scienze umane: problemi, orientamenti e metodologie di Annamaria Contini

Secondo voi cosa ho pensato quando ho visto questi due titoli sul programma?
Come potete facilmente immaginare mi sono detta: “Chissà che noia la prima lezione. Ma per la seconda vale la pena andare”. Visto il background liceale e la passione per la filosofia, non potevo che sminuire la storia vaticana a favore di un contenuto che, di primo acchito, mi corrisponde di più.

Ma mi sono sbagliata. Di grosso.

La lezione del professor Melloni è stata infatti molto più appassionante e formativa di quello che poteva sembrare in apparenza.

Per me che, eccezion fatta per le lezioni di storia al liceo, sono totalmente digiuna di storia contemporanea, l’excursus di Melloni su papa Giovanni XXIII ha avuto il fascino di una bedtime story. Lo ascoltavo ammaliata, divisa tra la voglia di osservare questo scientifico storyteller (non me ne voglia) e il desiderio di fare memoria, di prendere appunti.

Come da piccola, quando prima di andare a letto la mamma mi raccontava una storia, speravo che non finisse mai, sempre più appassionata da un susseguirsi di eventi che hanno cambiato la storia.
Eventi di una vita, in primo luogo, quella di un uomo che, prima di diventare papa Giovanni XXIII e di cambiare il corso della storia, era semplicemente Roncalli Angelo Giuseppe.

Del percorso di un uomo Melloni ha restituito il sapore e la storica precisione, sgranando come in un rosario tanti piccoli eventi che hanno segnato la vita del papa, e opponendosi ad un’interpretazione sbilanciata della storia, una che legge ogni evento in retrospettiva, guardandolo dagli ultimi anni in cui Roncalli era papa.

Melloni ha piuttosto raccontato e documentato gli eventi prescindendo dal papato, valorizzandoli per il valore che avrebbero avuto comunque, anche se Roncalli non fosse diventato Giovanni XXIII.

Melloni ci ha fatto sentire fino a che punto conoscere la storia, scendere con precisione filologica nelle fonti, ci permette di capire il presente e di interpretare fenomeni recenti come, ad esempio, le presunte derive eugenetiche della genetica.

E soprattutto a Melloni va il merito di averci dato una serie di consigli paternalistici che mi sembra giusto condividere con quanti studiano e fanno ricerca.

1) la didattica proposta al dottorato va presa come una serie di “rate di liceo posticipate”;
2) bisogna darsi un ritmo e un luogo di studio (più l’orario in cui si inizia è una cifra piccola e l’orario in cui si termina è una cifra grande meglio è);
3) mediamente dovremmo leggere (tra cose utili e cose meno) 10.000 pagine all’anno;
4) non dobbiamo accettare lavori mediocri: in quanto dottorati, siamo – a detta di Melloni – l’unico investimento che la Repubblica Italiana fa sul suo futuro. Pertanto, non possiamo sprecare l’occasione che ci viene data per svolgere compiti mediocri;
5) dobbiamo scegliere un tema specifico. Una tematica troppo generale è come una miss Italia troppo grassa: non va bene.

Chi ha orecchie intenda…

Quanto alla lezione della professoressa Contini, vuoi le aspettative troppo elevate vuoi l’orario (dopo la pausa pranzo), devo ammettere che non è stato facile seguire il percorso proposto.

In teoria la cosa doveva essere molto interessante:
- un excursus sul positivismo
- un accenno all’evoluzionismo e alla critica successiva soprattutto per mano di Bergson
- una conclusione sulla dimensione attuale che avrebbe dovuto prendere in considerazione i modelli monologico, individualistico ed ermeneutico.

Dico dovrebbe perché in realtà i nessi tra le varie parti non sono stati molto chiari. Ancora una volta come in un rosario, questa volta con tutti gli effetti del caso, nomi e teorie sono stati snocciolati forse troppo rapidamente per essere afferrati e tanto più compresi. E il risultato ne è un’idea vaga di come certi contenuti proposti possano essere in relazione con le nostre ricerche di dottorati.

Ma parte della responsabilità va sicuramente alla digestione, alla mia lacunosa conoscenza in materia e al carattere molto generale del dottorato in Scienze Umane. Uno in cui, pur beneficiando di tanti apporti diversi, talvolta si corre il rischio di non entrare veramente nelle materie, ma di spizzicare soltanto in qua e in là senza un beneficio immediato.

Rimango comunque dell’idea che un percorso didattico a così ampio raggio sia qualcosa di più di una serie di rate di liceo posticipate. Per chi sappia cogliere i giusti stimoli e metterli a beneficio, sono un’occasione d’oro per ampliare i propri orizzonti e meglio conoscere se stessi e le proprie ricerche.

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