Traduzione e Interpretazione

Lezioni dell’8 maggio: Zanetti-Cavazza

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Cronotopo: spazio tempo

10.00-12.00 (che sono diventate le 13): Giorgio Zanetti, Il cronotopo, le immagini e la storia
14.00-16.00: Nicoletta Cavazza, Costruire un questionario evitando le insidie che distorcono i dati

La lezione mattutina del Professor Zanetti è stata anzitutto una bella lezione di italiano. Quell’italiano alto, di Calabresiana memoria, declamato con una bellissima voce maschile. Quell’italiano che sempre più di rado abbiamo occasione di sentire e tantomeno di utilizzare.

Il post di oggi inizia pertanto con un’ode alla lingua italiana, in cui vi proporrò una serie di meravigliose espressioni usate da Zanetti e “glossate” da me. Poi passerò ai contenuti, sia della prima che della seconda lezione.

Cito:
“quieta grandezza” [cominciamo con un bell’accostamento agg-sost più che con dell’italiano alto]
“à rebours dei nostri habiti percettivi” [francese e latinorum si mescolano senza soluzione di continuità]
“significato recondito di un’immagine” [di nuovo un bell’accostamento]
“imprigionato in questa visione di monstrua e prodigia” [wow]
“vi rendo edotti del plot” [a volte gli accostamenti nuovo antico sono proprio azzeccati, sia nell’arredamento di una casa che di una frase]
“un esperimento fatto verso approdi più felici” [qui si parlava di un’opera di D’Annunzio]
“un corpo politico invertebrato” [che sia il caso anche oggi?]
“spirito di dépense” [bello per descrivere lo shopping compulsivo]
“oggetto di una vivace controversia” [bell’accostamento]
“folli profferte di oro e denaro” [wow]
“leggo loro alcune parti di questo testo perché abbiano un’idea” [e qui un commento è doveroso: chi sono loro? - vi chiederete. Ebbene, loro eravamo noi dottorandi. Proprio così, per la prima volta nella mia vita mi hanno dato del loro, fantastico!!]

Ora, non vorrei che i miei commenti, magari scherzosi, vi portassero a fraintendere quanto ho appena scritto. La lezione di questa mattina è stata davvero una fonte di espressioni bellissime usate da un fantastico cantastorie. Uno che ancora riesce ad incantare con la sua voce e il suo racconto, uno che per certi versi mi ricordava il Professor Melloni, che ci ha fatto lezione nel febbraio scorso. Uno che sgranava, come un rosario, nomi come Bachtin, Benjamin, Riegl, Warburg, Mâle, Usener e D’Annunzio, iniziandoci ai dialoghi che i testi creano l’uno con l’altro e all’incanto di riferimenti che li legano. Per ciascuno di questi grandi nomi potrei dirvi tanto, ma mi limiterò a qualche breve notazione che vi possa far intuire il percorso lungo il quale Zanetti ci ha accompagnati.

Bachtin: il cronòtopo [per chi di voi non sapesse come si pronuncia] e il tempo grande. Bachtin è troppo grande per dirne di più, non saprei davvero da dove iniziare.
Benjamin: che con Bachtin aveva una certa “affinità elettiva” e che rivendicava la forza di una lettura positiva, la forza che permette ad un testo di continuare a parlare ad uomini diversi di tempi diversi.
Riegl: storico dell’arte che, per certi versi, possiamo ritrovare in Augé.
Warburg: che parlava di Engrammi = tracce di sconvolgimenti emotivi che vanno da un polo positivo ad uno negativo. Fondò una biblioteca che è tuttora a Londra e, figlio primogenito di un’importante famiglia ebrea, rinunciò alla primogenitura quindi al controllo di una grande banca tedesca pur di avere un vitalizio che gli avrebbe permesso di comprare tutti i libri che voleva [c’è chi per i libri rinuncia allo shopping – cioè io – e chi a qualcosa di più :) ].
Mâle: uno degli autori prediletti di Proust.

Usener: che nel suo “I nomi degli dei” scrive

“più si scava in profondità, più si è ricompensati da conoscenze universali”

D’Annunzio: che con la sua opera “Sole di un tramonto d’autunno” è stato l’esempio scelto da Zanetti per esplicitare la teoria e spiegarci le sue ricerche.

Nella difficoltà di decidere un argomento che potesse interessare tutti [cosa impossibile vista l’eterogeneità dei nostri progetti], Zanetti ha fatto la scelta oculata di parlare di se, aspettandosi che ciascuno raccogliesse qualcosa di più o meno utile per il suo percorso.

Come dicevo oggi ad un compagno di avventura, sono tra coloro che lodano questa varietà di contributi e lezioni, anche quando non hanno in apparenza nulla a che fare con ciò che faccio. Tutto serve, infatti, se non al mio PhD alla costruzione di quello che sono e sarò.

Talvolta le lezioni hanno un riscontro immediato sulle mie ricerche, come è stato il caso con Nicoletta Cavazza, talaltra il legame utilitaristico è più nascosto. Ciò nondimeno le lezioni sono un bell’esercizio di serendipity e aprono infinite possibili piste di ricerca. E vi dirò di più, sono davvero delle rate posticipate di liceo, e come tali, mi fanno venire una gran nostalgia di professori eccezionali che mi hanno insegnato letteratura italiana (Sternini), filosofia (Colinelli) e storia dell’arte (Agostini) al liceo A. Righi di Cesena.

Sono già a Faenza e devo proprio sbrigarmi se voglio raccontarvi della seconda lezione. Solo una breve notazione di colore: ammetto che l’italiano che origlio dai miei compagni di vagone – e di sventura, visto il ritardo del treno – stride un pochino con quello di Zanetti… ça cloche, come direbbero i francofoni, c’est le moindre qu’on puisse dire :)

Quello che segue è una sorta di Vademecum per chiunque debba preparare un questionario.

Un questionario deve avere 4 sezioni:
1) Presentazione (scopi della ricerca, anonimato garantito, verità detta in termini generici);
2) Nucleo centrale (batterie di domande raggruppate per argomenti, approccio ad imbuto con domande dal facile al difficile, dal generale al particolare);
3) Domande socio-demografiche e di classificazione (alla fine per non creare diffidenza, a meno che non si tratti di un campionamento stratificato);
4) Ringraziamento.

Quali sono i criteri per l’inclusione e la costruzione delle domande?
- scopo della ricerca (evitare una fishing expedition :) );
- vincoli nelle risorse (economiche e dei rispondenti);
- caratteristiche del campione;
- caratteristiche dell’oggetto dell’indagine.

Le domande possono essere:
- chiuse (item singoli, scale);
- aperte.

Gli item di una domanda possono essere:
- item a scelta graduata;
- item a scelta forzata;
- item a scelta multipla;
- item a ordinamento completo;
- item auto ancoranti.

Tra le scale, troviamo:
- la scala LIKERT;
- scale pari e scale dispari (dove l’utilizzo dell’una o dell’altra può influenzare le risposte);
- scale di frequenza.

Va detto che per ognuna di queste “etichette” la Cavazzo ci ha fornito tutta una serie di esempi, anche molto divertenti, che ci hanno permesso di toccare con mano le insidie che distorcono i dati e di vedere come “le domande hanno le risposte che si meritano”.

Quella che può quindi sembrarvi una mera enumerazione di concetti è stata in realtà una lezione molto piacevole e avvincente, dove teoria e pratica procedevano di pari passo. Ci siam fatti due risate leggendo questionari assurdi e abbiamo seriamente discusso di come preparare un buon questionario e adottare sistemi di prevenzione primaria e secondaria.

Prima di concludere, condivido una lettura che mi è stata suggerita oggi da un collega dottorando, ovvero “La personalità autoritaria” di Adorno. Se riuscite a leggerlo prima di me [probabile] o se lo avete già letto, non esitate a commentarlo.

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