Traduzione e Interpretazione

La mediazione interculturale: prospettive interazioniste

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Convegno organizzato dal LAIM

Il dipartimento di Scienze del Linguaggio e della Cultura dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha organizzato un convegno “poco ingessato” – per dirla con uno dei partecipanti – dove alcuni conversazionalisti d’Italia hanno presentato le loro ricerche e discusso le loro prospettive.

Di questo convegno vi racconto, ora, la prima giornata, il cui programma si è articolato come segue.

Giovedì 14 maggio 2009

Laura Gavioli (Modena e Reggio Emilia), Introduzione
Claudio Baraldi (Modena e Reggio Emilia), La ricerca svolta a Modena: prospettive sociolinguistiche sull’interazione
Mara Morelli (Genova), Comunicazione e mediazione in ambito sanitario a Genova
Franca Orletti (Roma Tre), Interazione istituzionale e multiculturalità
Caterina Falbo (Trieste) a nome di Raffaela Merlini (Macerata), L’interprete e il mediatore
Francesco Straniero Sergio (Trieste), L’interprete nell’interazione di talk show
Conclusione: presentazione delle idee per iniziative comuni

Con pause necessarie e comprensibili ritardi, questa giornata di studio e confronto si è svolta all’insegna del confronto – anche acceso – e dell’immediatezza.

Pochi preamboli, molta franchezza: cosa stiamo facendo? Cosa fare di più creando una rete che sfoci in un centro studi interateneo, in pubblicazioni, in contatti internazionali etc.??

Questo ribolliva tra le righe di ogni presentazione, questo esplodeva in accesi dibattiti a latere di ogni intervento. In breve, ecco i punti salienti della giornata.

Laura Gavioli e Claudio Baraldi giocavano in casa e come è giusto che fosse hanno dato il la al seminario.

La Gavioli ha sottolineato il bisogno di condividere ricerche e responsabilità, invitando partecipanti e discussants ad intervenire e a considerare l’evento come una chiacchierata intorno ad un tavolo.

Baraldi ha poi parlato della traduzione come mediazione, soffermandosi su 4 punti principali:
- traduzione
- mediazione
- dimensione culturale
- dimensione interculturale

Ha messo in evidenza come, in ambito sanitario italiano, si osservi spesso la presenza di “mediatori che fungono da interpreti”, mentre in altri paesi la situazione è ben diversa, e si fonda sulla certificazione di interpreti “abilitati” a lavorare nei public services. Baraldi ha presentato i risultati degli studi che da anni l’università di Modena e Reggio portano avanti, grazie soprattutto alla collaborazione di persone quali Ilaria Dall”Asta, Antonio Chiarenza, Amelia Ceci e Benedetta Riboldi della AUSL di Reggio Emilia, che hanno autorizzato le registrazioni a Reggio, Modena e Vignola.

Molti dei concetti esposti da Baraldi sono rintracciabili nell‘articolo scritto a quattro mani con Laura Gavioli dal titolo “La mediazione interlinguistica come dialogo tra le culture” apparso nel volume “Il dialogo tra le culture” [l’ho letto ma non ho ancora avuto il tempo di recensirlo, mea culpa].

Ha nominato, in particolare, le “aspettative generalizzate” di Luhmann, i due tipi di comunicazione messi in luce da Heritage & Maynard, ovvero quella centrata sul medico in cui emergono aspettative cognitive e quella centrata sul paziente in cui emergono aspettative affettive. Baraldi ha poi citato Gumpertz del del ’79 e del ‘92, raccogliendo il favore del pubblico, e spiegato come dai dati emergano due forme di traduzione, alias un’attività che comprende la reazione dell’interprete ai turni traducibili e la forma di interazione che ne deriva.

1) traduzione tout court subito dopo il turno del paziente;
2) traduzione after sequence, che è stata impropriamente definita come “non immediata”, scatenando le reazioni di Straniero Sergio, Amalia Amato e Caterina Falbo.

È incredibile come in una riunione di esperti anche una singola parola (nella fattispecie l’aggettivo immediata) possa suscitare problemi ed innescare reazioni accese. Ero lusingata all’idea di trovarmi in un contesto in cui si discuteva e si creava al contempo un argomento di ricerca, che necessita di etichette e definizioni condivise. Avevo come l’impressione, giovedì, che si negoziassero anche le parole con cui descrivere un tema poco dibattuto fino a qualche decennio fa, quando l’interpretazione di conferenza occupava le devant de la scène.

Chiuso il dibattito after Baraldi e osservati alcuni dati dal corpus dell’unimore, la parola è stata data a Mara Morelli. Sua la definizione di “convegno non ingessato”, sua una panoramica sulla sua vita professionale e su come questa ha contaminato le sue ricerche.

Professionista prestata all’accademia, la Morelli ha messo in luce il percorso di una vita e auspicato un’interdisciplinarietà VERA in un settore che avrebbe solo da guadagnare dalla contaminazione con ambiti quali l’antropologia, la psicologia, la sociologia e simili.

Perfettamente in linea con parte della letteratura di settore, la Morelli ha detto che “è ora di finirla con certe roccaforti che servono solo per chi c’è già dentro”, riferendosi in particolare alla predominanza dell’interpretazione di conferenza a discapito di quella dialogica. Ha promosso una multi parzialità dell’interprete che dovrebbe essere l’evoluzione di una neutralità che non è più possibile né auspicata, e riflettuto su come sia necessario fare evolvere i percorsi di formazione dei futuri interpreti/mediatori “allargando le teste a qualsiasi lavoro di tipo relazionale”.

Tutto questo percorso è stato fatto con continui rimandi ad un’esperienza professionale sul campo che alimenta la ricerca, citando associazioni ed esperienze che vi propongo sotto forma di elenco:

AIMS Associazione Internazionale Mediatori Sistemici
http://www.mediazionesistemica.it

Gruppo FITOSPOS (Università di Alcalà de Henares – Spagna)
http://www2.uah.es/traduccion/

Gruppo CRIT (Università Jaume I di Castellon – Spagna)
http://www.crit.uji.es

Gruppo GRETI (Università di Granada – Spagna)
http://www.ugr.es/~greti/

Red Comunica (Spagna)
http://www2.uha.es/traduccion/red_comunica.html

Grupo Triangulo (Spagna)
http://www.mediacionintercultural.org/triangulo.html

Congresos Mundiales de Mediacion
http://www.congresodemediacion.uson.mx/mundial/

Progetto portato avanti da Mara Morelli
http://www2.iberistica.unige.it

Dopo una brevissima pausa la parola è stata data a Franca Orletti e Eleonora Sciubba, che hanno presentato il “Progetto cittadinanza” promosso da storici e linguisti che con lo spirito sessantottino hanno avviato un meccanismo straordinario.

Tra i suoi obiettivi, questo progetto interdipartimentale profondamente radicato nel territorio ha quello di studiare situazioni di comunicazione multiculturale in contesti istituzionali. Tra i mitici promotori di questo progetto, Fatigante, che raccoglie dati in diversi ospedali romani e Mariottini, che ha dati su parlanti madrelingua spagnoli.

In seno a questa iniziativa sono nati anche progetti di semplificazione dei documenti e della modulistica in ambiti istituzionali. Se restringiamo il discorso all’ambito medico, vediamo come il solo consenso informato sia talvolta incomprensibile agli stessi locutori italiani, figurarsi ad un immigrato. Urge quindi un intervento anche sulla modulistica, nella consapevolezza che, soprattutto in certi ambiti, fortissimo è il legame tra scritto e parlato e frequente è il non allineamento tra quel che c’è scritto e quel che se ne capisce.

A seguire Caterina Falbo che ha prestato la voce a Raffela Merlini, la quale per motivi personali non è potuta venire. La Merlini ha creato un corpus dell’interpretazione dialogica [CorInD], che include dati medici, socio-assistenziali e commerciali.

Questo corpus mi ha incoraggiata non poco, dal momento che la Merlini è riuscita a registrare negli ospedali di Padova, Jesolo, Palermo, Parigi e Melbourne, raccogliendo rispettivamente 67, 255, 200, 70 e 54 minuti di interazioni medico-paziente. Questi risultati, dicevo, mi hanno fatto sperare, visto che da tempo chiedo, inascoltata, la collaborazione di una struttura ospedaliera romagnola, invitandola a prendere parte ad un progetto di ampio respiro che si avvale di contaminazioni come quelle di oggi. Ma forte è la diffidenza, tante le altre cose da fare, significativa la paura delle registrazioni.

Ad ogni modo la pazienza è la virtù dei forti e io non demordo, anche perché sono fermamente convinta del fatto che le strutture ospedaliere abbiano tutto da guadagnare da un’indagine sui dati della mediazione, foss’anche solo per mettere in luce ciò che funziona e ciò che non funziona in un servizio che è pur sempre soggetto al giudizio e alla soddisfazione del pubblico.

Le slide della Mellini con il commento puntuale della Falbo sono state, dicevo, un’occasione per sperare in bene, e per raccogliere alcune idee sulla gestione dei dati (ad esempio le tabelle con Struttura-Interprete/Mediatore-Data-Lingue-N°sessioni-Minuti, il che può sembrare banale ma non lo è, perché talvolta non si sa bene come presentare graficamente il proprio lavoro, soprattutto se quantitativo come il mio).

Queste slide sono state altresì un’occasione per avere delle conferme sui miei riferimenti teorici, come Mishler, Fairlclough, Goffmann, Wadensjo e Pöchhacher con il suo “Healthcare interpeting“, e sulle prime impressioni che mi sono fatta visitando certe strutture. Strutture in cui, soprattutto se col camice, i mediatori non sono solo traduttori ma anche operatori sanitari, tanto che a volte, e pericolosamente, si sostituiscono al medico nella diagnosi, nel senso che sono loro stessi a decidere cosa dire e cosa tacere. Il che è, come capirete ovviamente, pericolosissimo, anche ai fini della firma di un consenso informato e di possibili denunce.

Da ultimo, le slide della Merlini hanno messo in luce come spesso in ambito sanitario anche interpreti professionisti passino dalla regola alla norma, nel senso di Toury, adattando le regole ad un determinato contesto e situazione.

Infine Straniero Sergio, che ho sentito solo in parte, ma le cui ricerche sull’interpretazione televisiva conosco e ammiro da diversi anni ormai. Non a caso Straniero occupa un posto d’onore tra le mie references :) .

Straniero ha parlato del suo enorme corpus sull’interpretazione televisiva, che è ora in fase di digitalizzazione, e che comprende 2300 interpretazioni. Questo lavoro mastodontico di raccolta è iniziato nel ’98 e comprende interpretazioni così ripartite: 1600 talk show, 500 eventi mediali e 200 conferenze stampa e di formula 1.

Trattasi di un corpus che permette davvero di ripercorrere la storia l’interpretazione televisiva, dallo sbarco sulla luna ai giorni nostri. Un’interpretazione dove 3 solo gli elementi fondamentali:

1) intrattenimento e spettacolo
2) pubblico
3) ruolo del conduttore

che, combinati insieme, portano ad una grandissima visibilità dell’interprete, al suo coinvolgimento interazionale, e alla sua popolarità (vedi il caso di Olga Fernando). Questi tre elementi insieme portano anche, però, ad un altissimo livello di meta discorso in cui la traduzione viene spettacolarizzata, e ridicolizzata talvolta, a beneficio di un pubblico che così si diverte.

Come ogni convegno che si rispetti anche questo prevedeva una cena con tutti i partecipanti. Sono sicura che a tavola, tra pietanze e bicchieri di vino, sia emerso il meglio di queste giornate di confronto. Ma purtroppo non vi ho partecipato, quindi nulla vi posso raccontare, causa una consecutiva che mi vedeva impegnata il 15 e per la quale avevo bisogno di tornare a casa, la sera, al fine di preparare le ultime cose.

Invito quanti hanno preso parte al banchetto, se ne hanno voglia, a commentare il post mettendo in luce quanto emerso in serata. E vi do appuntamento a domani per il resoconto della seconda giornata.

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