Communicating Across Languages

Se la vita non è in svendita…

SAN MAURO PASCOLI – Se la vita non è in svendita è l’ipotetica che ha dato il titolo ad un interessantissimo incontro di bioetica che si è tenuto ieri sera, 12 febbraio, nella Sala Gramsci di San Mauro Pascoli.

Un’ipotetica cui ciascuno dei presenti, numerosi e di tutte le età nonostante fosse il venerdì di carnevale, si è sentito di dover rispondere. Me compresa.

Nonostante l’inizio “giornalistico” del post di oggi, dolce ricordo di un passato da cronista, non ero lì per il Corriere Romagna né per nessun’altra testata locale. Ero lì per me stessa.

Ero lì per assumermi la responsabilità di riflettere su temi come la pillola abortiva RU 486 o la legge 194, cercando di orientarmi tra gli approcci impressionistici di chi, mosso da interessi di parte, sostiene l’una o l’altra verità.

Ero lì per ascoltare due relatori, medico il primo e filosofo il secondo, che pur imbevuti di cristianità hanno avuto il merito di palesare la loro posizione senza venderla per universale, o oggettiva. Il che ha permesso ad ognuno dei presenti di filtrare le loro posizioni, di ricavarne per così dire il nocciolo duro, e di farsi una propria opinione in merito.

Difficile è farvi un riassunto di quanto è stato detto, perché troppe e troppo dense sono state le tematiche affrontate.

Anzitutto da un punto di vista medico, quello del dott. Marco Casadei, che ha delineato una panoramica della ricerca in ambito biologico, soffermandosi sul funzionamento dell’apparato riproduttivo, sull’azione della RU 486 nell’utero della donna e su alcuni casi ufficialmente permessi di neonaticidi (vedi Protocollo di Groningen) e concludendo con alcuni accenni alle posizioni filosofiche e bioetiche che giustificano determinate scelte (vedi le posizioni del gettonatissimo Peter Singer e di coloro che promuovono un biocentrismo anziché un antropocentrismo). Questa finestra aperta sul mondo della medicina ha portato una ventata di aria gelida, soprattutto allorquando il dott. Casadei ha spiegato l’aborto a nascita parziale che era stato tolto da Bush (che, da questo punto di vista, non posso che rivalutare) e che è stato reintrodotto da Obama (che, a questo punto, mi è scaduto non poco nonostante i suoi bei discorsi). E chiaro a tutti è stato, nel giro di mezz’ora, come da un concetto di morte non possa nascere un pensiero di vita.

Il filosofo Nevio Genghini ci ha poi aiutati a girare intorno agli eventi – per usare le sue parole – per vedere da quale “mens” nasce questa tecnologia al servizio della morte. Con il suo fare pacato, misurato e giusto, ci ha accompagnati lungo un percorso a cinque tappe:

1)    La curiositas dell’uomo che varca le frontiere della conoscenza trasformando la natura matrigna in natura benigna e conquistando anche l’ultimo lembo di natura che sembrava inavvicinabile: il mistero della vita e della riproduzione;

2)    La seduzione esercitata dalla possibilità, nella riproduzione, di sostituire il caso con la programmazione razionale: il design del discendente affonda le sue radici nel desiderio autentico dell’uomo di essere libero e autonomo e di non incastrarsi in quel che non ha scelto (un bambino non voluto, una patologia nel nascituro etc.);

3)    Quello che siamo lo dobbiamo agli incontri che abbiamo fatto (con i genitori prima e con tutti gli altri poi): se si è soli, completamente liberi da condizionamenti, in realtà non si è liberi ma disadattati;

4)    Il fatto di mettere la natura al nostro servizio è lecito. In altre parole, è lecito piegare le cose a nostro piacere. Ma, quando trattiamo QUALCUNO come se fosse QUALCOSA, allora la situazione è diversa e va a violare uno dei pilastri dello Stato di diritto, ovvero che le persone nascono uguali le une alle altre. Nella storia, l’uomo si è sempre considerato al servizio delle generazioni future (il Welfare State ne è del resto la manifestazione). Mentre oggi assistiamo al rovesciamento di questo pensiero e le generazioni future vengono viste come al servizio di quelle odierne, quali un soddisfacimento di un diritto (alla maternità o paternità) esercitato dai genitori;

5)    La Chiesa non prende certe posizioni per difendere l’etica cristiana, il suo orticello, ma si erge a difesa dell’uguaglianza, che è un diritto eminentemente laico, su cui si fondano, con riferimenti impliciti ed espliciti a Kant, tutte le costituzioni delle più grandi democrazie occidentali. E questa difesa ad opera della Chiesa è fatta di due componenti: non solo la parte critica ma anche, e soprattutto, l’annuncio della bellezza della vita cristiana, quel profondo stupore – per usare le parole di papa Giovanni Paolo II – a riguardo del valore e della dignità dell’uomo.

Dignità che non consiste, come sostengono Singer e altri, nella consapevolezza di averla (il che significa che se non c’è consapevolezza, come nel caso di Eluana Englaro, allora non c’è più dignità, quindi l’uomo può essere considerato alla stregua di un qualsiasi altro essere vivente). Ma bensì, come sosteneva Kant, nel fatto che l’uomo non può mai essere usato solo come mezzo ma sempre anche come fine.

Posizione, questa, che va ben aldilà di un cristianesimo che può dividere, visto che in un mondo sempre più interculturale molti sono i credo, molte le religioni.

Posizione, quindi, che si erge a comun denominatore di una comunicazione tra lingue e culture, e a nocciolo duro di un uomo che, aldilà di mille differenze, è sempre e comunque l’uomo.

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sabato, febbraio 13th, 2010 Communicating Across Languages 1 commento

Nomi Propri

Lo sapevate che i nomi propri possono essere un terreno davvero insidioso per un simultaneista? O meglio, ci avevate mai pensato?

Si fa un gran parlare di cultura e di comunicazione interculturale, argomenti che peraltro danno il nome a questa sezione del blog. Ma solo di rado si pensa ai nomi propri, etichette di personaggi illustri, che di questa cultura e comunicazione sono stati veicolo e ricettacolo.

I nomi propri, non diversamente dalle cariche universitarie di cui ho scritto qualche giorno fa, sono semplicemente dati per scontati, in italiano come nelle altre lingue.

Ma i problemi si pongono quando, nella rapidità di una simultanea, Platone deve diventare Plato (Inglese) o Platon (francese), e Carlo Magno deve trasformarsi in Charlemagne (che, per fortuna nostra, in questo caso va bene sia in inglese che in francese).

Forse in ragione della netta predominanza di convegni tecnici rispetto a quelli di carattere umanistico-artistico-filosofico incentrati sul pensiero e sull’uomo, o forse a causa della mia negligenza in tal senso, fatto sta che non mi ero mai posta il problema, fino ad ora, di creare una sorta di glossario dei nomi propri, di persona (antroponimi) e di luogo (toponimi), che maggiormente ricorrono nei convegni.

Mi riferisco, ad esempio, ai nomi dei santi, che a prescindere dall’argomento del convegno vengono spesso scomodati (Sant’Agostino e San Gerolamo in primis). O ai nomi di personaggi storici e immaginari del calibro di Machiavelli, Cavour, il Re Sole, Cicerone, Orazio, papa Innocenzo o Bonifacio, Manzoni, Dante, Livio, Esiodo, Aristotele, Eraclito, Solone, Giulio Cesare, Circe o Odisseo. O ancora a realtà profondamente radicate nella storia di un paese, come le diciture Guelfi o Ghibellini, o la dinastia dei Borbone. Senza contare, poi, i nomi di fiumi, montagne, città, regioni o di altre entità geografiche.

Penserete che io stia dando i numeri, o i nomi, ma in realtà questi sono solo alcuni dei nomi propri che mi hanno dato del filo da torcere negli ultimi giorni, stimolandomi ad avviare un glossario aperto che andrà via via arricchendosi di convegno in convegno e a condividere con quanti di voi ancora studiano una problematica che potrebbe non essere tale… se solo cominciaste sin da ora a farvi un elenco dei nomi che via via incontrate associandovi il giusto traducente nelle vostre lingue di lavoro

Chi ha orecchie intenda ;)

PS Vi lascio il link di una fantastica enciclopedia dei nomi.. potrebbe infatti tornarvi utile, anche solo se siete a corto di idee durante un’eventuale gravidanza ;)
http://www.namepedia.org

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lunedì, febbraio 8th, 2010 Communicating Across Languages 1 commento

Era volgare

Lo sapevate che le locuzioni “avanti Cristo” e “dopo Cristo” non sono politicamente corrette? O meglio, ci avevate mai pensato?

Complici il programma 7 jours sur la planète di TV5MONDE che sto ascoltando mentre preparo il glossario per il prossimo convegno e la ricerca della corretta traduzione francese e inglese della locuzione “era volgare”, oggi ho preso coscienza di quanto il nostro linguaggio sia, nolens volens, imbevuto di una cristianità a cui spesso nemmeno facciamo caso.

Prendetevi qualche minuto per leggere le pagine che Wikipedia dedica all’argomento, non necessariamente per ripudiare le radici cristiane della nostra lingua, ma senz’altro per prenderne maggiore coscienza.

ERA VOLGARE (it): http://it.wikipedia.org/wiki/Era_volgare

COMMON ERA (en): http://en.wikipedia.org/wiki/Common_Era

ERE COMMUNE (fr): http://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%88re_commune

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sabato, gennaio 30th, 2010 Communicating Across Languages 1 commento

Engrish all’italiana

02012010Sulla falsariga del divertentissimo sito www.engrish.com, questo post potrebbe inaugurare una nuova sezione di daily dedicata agli strafalcioni italiani.

Ma visto che, più che farmi ridere, errori come quello della foto a fianco mi fanno venire i capelli bianchi, credo proprio che una tale sezione tarderà ad arrivare (se non altro aspetto di sposarmi con il mio colore naturale, poi si vedrà ;) )

Tornando all’obbrobrio qui a fianco, trattasi di una saracinesca che ha colpito la mia attenzione mentre passeggiavo nella ridente località della riviera romagnola in cui abito. Complice la crisi e la non felice posizione di questo esercizio, il proprietario ha deciso di venderlo, con tanto di FABRICATO e corte annessa.

Codesto proprietario, ben contento della sua scritta in stile profondo rosso sulla prima saracinesca, ha duplicato l’opera, e ovviamente l’e/orrore.

Che dire? Sarà questo fondo di emicrania che mi rende piuttosto acida, ma se la crisi serve a fare piazza pulita degli analfabeti che fino ad ora in queste zone si sono arricchiti vendendo fumo, allora c’è una giustizia divina.

PS Prometto di tenervi aggiornati su eventuali traduzioni in inglese francese e tedesco… Trattandosi di una località turistica, non è da escludersi che il nostro proprietario si imbarchi anche in questa impresa ;)

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sabato, gennaio 23rd, 2010 Communicating Across Languages 3 commenti

“Per una fenomenologia del Tradurre”

nasi2009.115x150Lo sapevate che la parola “traduzione”, che usiamo solitamente per indicare la copia fedele di un testo in un’altra lingua, in realtà ha all’origine l’idea non tanto di copia ma di spostamento, di trasferimento?

Come scrive, o meglio dice visto che si tratta della trascrizione di un suo discorso, il grande Emilio Mattioli nel volume a cura di Franco Nasi e Marc Silver

“I verbi greci che indicano il tradurre sono composti con meta, come metafero. Mi permetto di soffermarmi proprio su metafero perché ha ovviamente un’etimologia comune con metafora, la qual cosa implica che ab origine, e quindi anche nella cultura greca, c’è un’idea di tradurre che in qualche modo si lega a quella di metafora, cioè dello spostamento, del traslato. […] a me preme soltanto mettere in luce che la vecchia idea di traduzione come calco fedele dell’originale, come copia – idea che è stata ripetuta incessantemente e che ha pesato sulla nostra tradizione culturale – non è nemmeno giustificata dai significati stessi dei vocaboli che sono stati usati per indicare la traduzione. È mia intenzione insinuare filologicamente il sospetto sulla debolezza di certe posizioni, stancamente ripetute, che insistono sulle coppie famose dei concetti come fedele e libero, fedele allo spirito fedele alla lettera. Queste coppie sono retaggi di un’idea del tradurre rinsecchita e stereotipata.” (Nasi & Silver, 2009: 194)

Come non essere d’accordo con Mattioli, e come non invitarvi a leggere un volume che merita anche solo per la cornice che ospita contributi variamente interessanti: l’introduzione di Franco Nasi e l’intervento inedito di Mattioli da cui è tratta la mia citazione.

La prima, con lo stile pulito ed evocativo del Nasi di “Poetiche in transito” e de “La malinconia del traduttore”, accompagna piano all’interno del volume e ne ripercorre le origini, giustificando anche la scelta di un titolo dove ogni parola ha un suo perché. A cominciare dal “Per”, che insieme a “intorno a”, “sulla” e simili indica “che si cercherà di dare un apporto che non risolve, ma aiuta a comprendere la complessità. E la traduzione è certo una questione complessa, che non riguarda solo le lingue, ma le culture; non è insomma un problema strettamente linguistico, ma anche etico, politico, estetico” (Nasi, 2009: 10). Un “per” che, lo ammetto, mi ha fatto davvero riflettere (ebbene sì, ai traduttori interpreti linguisti succede anche di soffermarsi a pensare a lungo su una sola brevissima parola), tanto che, anche se forse nessuno ci ha fatto caso, i miei auguri natalizi iniziavano così: Per un Natale di luce…

Il secondo, con i tratti di un’oralità che si riformula e che tornando sugli stessi concetti li snocciola e li chiarisce, è un intervento straordinario di Mattioli. Ha la densità di riferimenti mirabili, tra cui sottolineerei la citazione di P. Valéry tratta da “Variazioni sulle Bucoliche”, lì dove Valéry afferma che il nostro modo di parlare si modifica a seconda di tanti fattori: il nostro interlocutore, le nostre intenzioni comunicative, il nostro tempo (sempre meno al giorno d’oggi) etc. Tanto che abbiamo “un linguaggio per noi stessi, da cui si distaccano, più o meno, le altre maniere di parlare; abbiamo un linguaggio per i nostri famigliari; uno per le relazioni generali; uno per la tribuna; c’è un linguaggio per l’amore; uno per la collera; uno per il comando e uno per la preghiera; c’è, ancora, un linguaggio per la poesia e uno per la prosa…” (Valéry, 1990: 15-16).

Ora, non so cosa ne pensiate voi, ma queste parole suscitano in me due ordini di riflessione.

Mi viene anzitutto da dire che, purtroppo, ho come la sensazione di usare solo una gamma limitata di questi linguaggi, di sfruttare solo in minima parte le potenzialità di lingue come l’Italiano, il Francese, l’Inglese. Tanto che, a volte, mi sento davvero fortunata quando, in cabina, presto la mia voce ad una persona importante, una per la quale ho l’occasione di usare un bell’Italiano, un bel Francese, un bell’Inglese. Non vi capita mai di provare soddisfazione quando pronunciate una bella collocazione? Quando spontaneamente producete l’aggettivo che più calza? La struttura che meglio esprime? C’è un vero godimento in tutto questo, nella ricchezza a fronte di un impoverimento collettivo, nell’uso di un bel periodo ipotetico tradizionale a fronte di un indicativo imperante.. Non è così?? Ditemi che non sono pazza!

La seconda riflessione riguarda, più nello specifico, il linguaggio dell’amore… Perché troppo spesso siamo sordi al linguaggio d’amore di chi ci sta dinnanzi. Proiettiamo sull’altro le nostre aspettative, i gesti e le parole che corrispondono al nostro modo di dire “Ti amo”. E siamo inevitabilmente sordi al linguaggio dell’altro, che molto probabilmente avrà altri modi per dirlo. Sembra poca cosa, ma credo che una volta capito questo, possiamo evitarci tante aspettative disattese, tante piccole delusioni e incomprensioni che incrinano un rapporto dove ciascuno si aspetta che l’altro parli la propria “lingua”.

Se è vero, come lo diceva Mattioli, che la traduzione è uno spostamento, bè allora credo che anche nella sfera privata il segreto sia andare verso e non sempre aspettare che l’altro dica, faccia, capisca. Perché potrebbe non dire, fare né capire mai ;)

PS Quello che c’è dentro la cornice Introduzione di Nasi e Intevento di Mattioli è tutto da scoprire, soprattutto l’articolo di Silver ;)

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sabato, gennaio 16th, 2010 Communicating Across Languages 2 commenti

Internet for Peace


“Abbiamo finalmente capito che Internet non è una rete di computer, ma un intreccio infinito di persone.
Uomini e donne, a tutte le latitudini, si connettono tra loro, attraverso la più grande piattaforma di relazione che l’umanità abbia mai avuto.
La cultura digitale ha creato le fondamenta per una nuova civiltà. E questa civiltà sta costruendo la dialettica, il confronto e la solidarietà attraverso la comunicazione.
Perché da sempre la democrazia germoglia dove c’è accoglienza, ascolto, scambio e condivisione. E da sempre l’incontro con l’altro è l’antidoto più efficace all’odio e al conflitto.
Ecco perché Internet è strumento di pace.
Ecco perché ciascuno di noi in rete può essere un seme di non violenza.
Ecco perché la Rete merita il prossimo Nobel per la pace.
E sarà un Nobel dato anche a ciascuno di noi.”

Questo è il manifesto del Progetto “Internet for peace”, che candida il web al Premio Nobel per la pace 2010 e che ha tra i suoi ambasciatori personaggi del calibro di Shirin Ebadi (Premio Nobel per la pace 2003), Umberto Veronesi (scienziato), Giorgio Armani (fashion designer), Chris Anderson (lo scrittore della coda lunga), Riccardo Luna (direttore di Wired Italia) e David Rowan (curatore di Wired uk).

Visto che oltre ad una interprete e traduttrice sono una blogger, e che i blog stanno diventando talmente importanti in rete da avere anche un forum internazionale (vedi http://worldbloggingforum.com/ ), ho pensato di aggiungere la mia firma su http://www.internetforpeace.org, dove trovate anche il manifesto originale in inglese.

E navigando da un sito all’altro sono capitata sul blog di una ragazzo poco più grande di me, che tra l’altro ho scoperto essere di Ravenna, e ho visto un video bellissimo…The Third & The Seventh, che potete guardare alla pagina http://www.lucasartoni.com/video/the-third-the-seventh-un-video-bellissimo

Questo a riprova del fatto che la condivisione può essere davvero uno strumento di crescita e di pace

Io ne sono fermamente convinta.

E voi?

Se pensate di sì, aggiungete la vostra firma e divulgate questo video:

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venerdì, gennaio 8th, 2010 Communicating Across Languages Nessun commento

Piccole incomprensioni Italo-Cinesi

CommunicationLo sapevate che se i cinesi dicono di no in realtà stanno dicendo ?

La cosa sembra paradossale, lo so, ma posso assicurarvi per esperienza diretta che è proprio così!!

Due settimane fa, ero in auto con due persone straniere: uno di origine “europea” ma da tempo residente in Asia, l’altra di origine e residenza occidentale.

Quando siamo arrivati in stazione mi sono offerta di aiutarli a comprare il biglietto del treno, usando una frase del tipo: “Se volete parcheggio e vi aiuto volentieri a comprare il biglietto”.

La riposta dell’uomo, che aldilà del fuorviante aspetto occidentale è diventato cinese quasi in tutto e per tutto, è stata: “No, no grazie, non c’è n’è bisogno, facciamo noi” [mia traduzione dal suo inglese].

Al che, visto che comunque non si trattava della teoria della relatività (che nonostante i DVD di Piero Angela ancora stento a capire appieno), ma di un semplice acquisto di biglietto, io ho risposto: “Ok, allora. Accosto qui e vi aiuto a scaricare, poi me ne vado”.

3 secondi almeno di silenzio (che per chi fa analisi della conversazione, sono decisamente tanti)

A questo punto si auto seleziona la donna occidentale, che sorridendo mi spiega: “Ha detto no ma voleva dire sì”.

E vista la mia faccia un po’ perplessa, visto che io di solito se voglio dire sì dico sì e se voglio dire no dico no, aggiunge: “I cinesi sono fatti così. Non ti diranno mai di sì apertamente. Non accetteranno mai il tuo aiuto. Loro dicono sempre no. Però poi si aspettano che tu reiteri la tua proposta. Solo a quel punto accettano”.

Sono quindi scesa dalla macchina e li ho aiutati a comprare il famoso biglietto del treno.

E me ne sono tornata a casa affascinata da questa differenza cross-culturale… dicendomi che ve l’avrei presto raccontata su daily :)

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sabato, gennaio 2nd, 2010 Communicating Across Languages 2 commenti

Auguri di Natale – Christmas Greetings – Vœux de Noël

Auguri di NataleCome promesso, oggi vi lascio la parola…

As promised, today I leave you the floor…

Comme promis, aujourd’hui je vous donne la parole…

I VOSTRI Auguri di Natale:

Auguro a tutti che questo Natale non si riduca a una sterile e futile occasione per dare libero sfogo alla nostra euforia consumistica, bensì si riveli un prezioso momento per ridare forza e vigore alla nostra prima missione: fare dell’Amore il faro della nostra vita!

Omar

Auguro a tutti un Natale sereno in compagnia dei propri cari…
Auguro a tutti di ritrovare il tempo e l’energia per rendersi conto ed essere felici delle cose belle che la vita ci dona…

Sandy

Che ciascuno possa avere un motivo per migliorarsi, ed un progetto da realizzare, solo così il 2010 potrà essere un po’ meglio del 2009 per noi, e per il mondo.

Sara

Tantissimi auguri di Buone Feste…
E che l’anno nuovo porti a tutti tanta pace e serenità e anche che qualche nostro desiderio si avveri…

Lara

Quindi Amici, Colleghi, Amici Colleghi, Donne, Uomini, Gatti, Cani, Volpi, Fazzoletti, Coton Fioc o qualsiasi cosa voi siate vi auguro che OGNI giorno del 2010 sia felice e per voi.

Marco

Che il Nuovo Anno sia colmo d’ogni bene e felicità

Maura

I migliori auguri per le Festività 2009 – 2010
a Voi tutti ed alle Vostre famiglie

Luigi

Auguro a tutti un felice Natale e un brillante inizio 2010.

Anna

YOUR Chrismas Greetings:

Wishing you magic, this Christmas and always

Antonio

I wish you a Merry Christmas and a prosperous New Year 2010.

Anna

A time of year
To think of love and sharing
A time of peace
For the whole world to cherish
A time to be with all your friends and family…

Claudia

VOS Voeux de Noël:

Le coeur est rempli de désirs et de rêves qui colorent notre vie. Que la magie de Noël opère et réalise tes plus beaux désirs pour que ta vie devienne et reste un vrai arc en ciel… Joyeux Noël à toi!

Souhaiter Noël peut se faire de tant de manières différentes mais, au delà des mots, la plus belle façon de le faire passe aussi par ces moments qu’on partage en famille. Simplement être là tous ensemble à partager un repas, à discuter, à s’échanger des sourires. Des petits moments magiques qui parfois valent plus qu’un simple “Joyeux Noël”…

Marie

Noël et l’année 2010 ne peuvent être que réussite et moments intenses : ce sera VOTRE année.
Alors mille bisous et un très Joyeux Noël.

Pierre

“Le bonheur ne se vend pas au marché… c’est un produit fait maison. Retrouvez votre coeur d’enfant, et soyez heureux en cette nouvelle année 2010. Meilleurs voeux.”

Irene

In conclusione – To conclude – En guise de conclusion:

http://www.youtube.com/watch?v=s_W7p35SzuI

http://www.google.com/intl/it/advertising/holiday2009/

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martedì, dicembre 29th, 2009 Communicating Across Languages Nessun commento

Share your Christmas

candels
For me the year begins in December…

My name holds my destiny: Natacha, nativity, Christmas. I am the one who comes to life every year on the notes of Christmas carols. Those in French. Those I persist in listening each and every year. Segments of existence recorded in a disc that is always repeated.

This is why I am wishing you Happy Christmas with candles..

For a Christmas of light, lived in the warmth of your family and in the joy of a re-birth that can happen every year, if only we wish it..

This is my wish, this is my Christmas..

But I know I am addressing people who may feel and wish it differently, people who are good at words, since it is with words that they work every day.

Whatever your Christmas feelings may be, or even if there is no feeling at all, how would you wish happy Christmas in a special way, one that goes beyond the good old “Merry Christmas and a happy new year”?

Send your customised Christmas greetings by commenting this post or by writing here..
The best ones will be collected in a post devoted to Christmas greetings, where to pick up new ideas for Christmas cards..

This year, and maybe in the following ones ;)

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sabato, dicembre 19th, 2009 Communicating Across Languages Nessun commento

Condividi il tuo Natale

candels
Per me l’anno comincia in dicembre…

Nel mio nome è scritto il mio destino: Natacha, natività, Natale. Sono io che nasco ogni anno sulle note dei canti natalizi. Quelli in francese. Quelli che mi ostino ad ascoltare ogni anno. Segmenti di esistenza incisi su un vecchio disco che sempre si rinnova.

Per questo vi auguro Buon Natale con le candele..

Per un Natale di luce, vissuto nel calore degli affetti più cari e nella gioia di una ri-nascita che si rinnova ogni anno, se solo lo vogliamo…

Questo è il mio augurio, questo il mio Natale..

Ma so di rivolgermi a persone che magari lo vivono e lo augurano in modo diverso, persone che con le parole ci sanno fare perché con le parole lavorano ogni giorno.

Qualunque sia il vostro modo di sentire il Natale, o anche se non lo sentite affatto, voi come augurereste Buon Natale in un modo che vada aldilà del buon vecchio “Auguri di buon Natale e buon Anno Nuovo”?

Mandate i vostri auguri personalizzati commentando il post o scrivendo qui..
Quelli più belli saranno raccolti in un post interamente dedicato alle frasi di auguri natalizi da cui ciascuno potrà trarre ispirazione per i propri biglietti..

Quest’anno, e magari anche negli anni a venire :)

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sabato, dicembre 19th, 2009 Communicating Across Languages 6 commenti