Laura Gavioli

Intercultural Communication

Language and Intercultural Communication

Rivista di settore

Il titolo del post di oggi è a dir poco vasto, me ne rendo conto. Ma è questa la vastità che percepisco mano a mano che colmo le mie lacune negli Intercultural Communication Studies. E’ in questa vastità che alcuni nomi cominciano ad essere famigliari, a “ring a bell” come direbbero oltremanica, disegnando la geografia di un campo in rapida evoluzione.

Non per eccesso di pigrizia ma per eccesso di lavoro, faccio molta fatica a scrivere una recensione per ogni singolo paper che leggo. Al ché la riflessione di oggi ne copre 3 pubblicati e uno in corso di pubblicazione che per ora non svelo:

Baraldi, C. (2006). “New forms of intercultural communication in a globalized world”. In International Communication Gazzette, 68/1. 53-69
Keywords: dialogue, ethnocentrism, globalization, intercultural communication, transcultural approach, pluralism, modernism, individualism

Baraldi, C. and L. Gavioli. (2008). “The relevance of interactions in functionally differentiated society: the contribution of conversation analysis to the theory of social systems”. In Soziale Systeme, 13 (1-2). 125-135
Keywords: interaction, Conversation Analysis (CA), Social Systems Theory (SST), Luhmann, Gumperz, functional systems

Verschueren, J. (2008). “Intercultural Communication and the Challenges of Migration”. In Language and Intercultural Communication, 8:1, 21-35
Keywords: intercultural communication, migration, power relationships, activity types, contextualization cues

Ora, come darvi un’idea d’insieme di tre contributi fondamentalmente molto diversi?

Sostanzialmente dicendovi che, eccezion fatta per il paper scritto a quattro mani, la mia prima impressione era di straniamento. Dopo anni di analisi molto puntuali sui dati e su aspetti molto specifici della lingua, in gran parte grazie all’ausilio della Conversation Analysis, mi sto progressivamente allontanando al fine di cogliere una visione d’insieme che non sono fino ad ora riuscita a vedere.

Pur non tradendo i dati reali, della cui importanza rimango fermamente convinta, cerco ad oggi di guardarli attraverso le lenti della sociologia e della comunicazione interculturale. Al termine di questo periodo di esplorazione degli studi interculturali, che daily testimonierà passo passo, dovrei essere in grado di tornare ai dati ma con uno sguardo nuovo.

Chi di voi fosse interessato ad uscire dal selciato della SSLMIT e a leggere qualcosa di diverso non avrà che da controllare le aggiunte settimanali alla sezione References :)

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martedì, luglio 21st, 2009 Reviews Nessun commento

13 luglio: seconda presentazione relazioni annuali

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UNIMORE

Ieri c’è stato il secondo appuntamento ufficiale con i dottorandi in Lingue e Culture Comparate che fanno capo alla Scuola di Dottorato in Scienze Umane dell’università di Modena.

A soli 4 mesi dal primo incontro, i dottorandi sono stati nuovamente invitati a fare il punto della situazione e a presentare l’evoluzione del loro progetto. Un’occasione feconda per fermarsi a riflettere e costringersi a tirare dei bilanci, a fare chiarezza, a giustificare le proprie scelte ed ammettere le proprie lacune (soprattutto al primo anno, dove ogni intervento da parte dei docenti è foriera di nuove piste di riflessione e di nuove letture).

Non entrerò nel merito di ogni intervento, ma mi limiterò a lasciare una traccia, sotto forma di appunti, del lavoro di ciascuno. Un po’ per schernire la cattiva memoria, un po’ per pubblicizzare gli sforzi di colleghi che con entusiasmo fanno il loro lavoro, un po’ per fornire a chi mi legge una geografia del dottorato in Lingue e Culture Comparate e qualche nome che, a chi fa ricerca nello stesso settore, potrebbe tornare utile (gli indirizzi email dei singoli dottorandi si trovano sul sito della Scuola di Dottorato in Scienze Umane.

Dottorandi 1° anno:

Angela Albanese, Lo cunto de li cunti di Basile
Rassegna delle varie traduzioni del cunto e dei giudizi su questo espressi (soprattutto da Croce, visto che, per dirla con Calvino, non si può parlare del Cunto senza parlare di Croce).
Panoramica frutto di un’approfondita Literature Review e di uno sguardo critico su autori i testi. Grande tifo (silenzioso) da parte dei colleghi del primo anno :)
Hostis: straniero (traduzione etnocentrica)
Hospes: ospite (ospitalità linguistica)
Rassegna cinematografica, dalla Cenerentola della Disney a Pretty Woman, da C’era una volta alla Gatta Cenerentola di De Simone, il tutto all’insegna della Remediation
Giro di domande: Marina Bondi, che invita a restringere il campo; Augusto Carli, che aggiungerebbe a quella di Ospite la nozione di Ostaggio

Soledad Bianchi, Didattica delle lingue – insegnamento a distanza e formazione mista (frontale + blended learning)
Una buona ricerca è fatta dal porsi le domande giuste/interessanti
Blended learning può essere vincente nel sistema universitario italiano e nel sistema società, ma è prima necessario monitorare la situazione. Tramite questionario, la dott.ssa Bianchi farà uno stato dell’arte in Italia e, possibilmente, all’estero. Seguiranno la valutazione e il diagnostico, tramite la formulazione di una serie di domande e la verifica delle rispettive ipotesi.
Messa in evidenza di come un approccio non escluda l’altro e di come il blended learning possa essere la summa di tutti gli aspetti positivi degli approcci adottati fino ad ora (escluso forse il lato economico, perché non è assolutamente vero che sia poco costoso).
Intervento di Augusto Carli, che premia l’entusiasmo ma manifesta un po’ di scetticismo e la invita a delineare in maniera più precisa i diversi stili didattici. Va altresì sottolineato che la ricerca è limitata all’insegnamento di una L2.
Intervento di Laura Gavioli, che consiglia di leggere un paio di riviste (es System). Importante fare un salto concettuale: non tecnologie super sofisticate ma studenti sempre più bravi ad utilizzarle.

Antonio Cangelosi, Collocazioni nel discorso accademico dell’architettura: lo spazio nei luoghi del vivere
Ambiti di ricerca principali: collocazioni (lessico, relazioni paradigmatiche e sintagmatiche, lessico mentale) e discorso accademico (genre analysis).
Probabile utilizzo di Wmatrix (fantastica la franchezza, quando il dott. Cangelosi ha ammesso che quanto appena descritto era “quanto promesso” dai produttori: sarà poi da vedere se quanto detto corrisponde al vero)
Software usati: Wordsmith Tool 5 e Sketch Engine
Presentazione ironica, soprattutto relativamente alle risposte (inesistenti) a certe domande tipo: gli architetti parlano di spazio abitativo? O ne parla chi fa design di interni?

Natacha Niemants, Community Interpreting: un confronto tra interpretazioni didattiche e reali
SCARICA LE SLIDE: Presentazione Evoluzion Progetto – 130709
Mi limito a lasciar parlare le slide e a fare memoria dei suggerimenti che mi sono stati dati, nel question time e a pranzo.

Augusto Carli mi ha suggerito di andare aldilà della nozione di Footing e di leggere qualcosa sull’Ethos comunicativo (troverete presto qualche riferimento in bibliografia).

Marina Bondi mi ha invece chiesto di esplicitare il legame tra fatti linguistici e skill esercitate in ambito formativo e professionale. In altre parole, se è vero che la mia ipotesi nulla è che le interpretazioni “didattiche” sono linguisticamente uguali alle interpretazioni “reali” per le variabili che andrò a testare, come faccio a stabilire un legame tra fatto linguistico e capacità messa in atto e quindi a testare l’ipotesi nulla secondo cui le skill nei dati “didattici” equivalgono alle skill nei dati “reali”?

Domanda pienamente giustificata, quella di Marina Bondi, alla quale non so ancora fornire una riposta. Ieri non ho potuto far altro che citare quanto emerso nella mia tesi di specialistica (summary of my dissertation), quando sulla base dell’analisi dei riferimenti in seconda persona e delle loro frequenze sono stata in grado di concludere che interpreti e giornalisti avevano un diverso atteggiamento nei confronti del pubblico e che laddove i primi rimanevano traduttori neutrali della notizia i secondi erano comunicatori attenti a coinvolgere il pubblico. Allo stesso modo, spiegavo ieri, spero di riuscire a esplicitare dei legami tra determinate variabili linguistiche e le capacità che sottendono il loro utilizzo.

La domanda della prof.ssa Bondi, ad ogni modo, si innesta su una riflessione più ampia sulle mie ricerche che è continuata anche in separata sede con la mia Tutor, Laura Gavioli. Il punto è che, una volta testata l’ipotesi nulla e verificato che, come credo, le interpretazioni “didattiche” sono diverse da quelle “reali” resta il problema di come insegnare questa “realtà”. Sulla scia della critica che Henry Widdowson fa a  J.M. Sinclair, quando gli rimprovera il fatto che la pedagogia è una cosa e la realtà linguistica un’altra, dovrò capire se il fatto di non confermare l’ipotesi nulla sia davvero una cosa negativa o se invece è “giusto” che didattica e realtà differiscano. Potrebbe infatti emergere come, ai fini della veridicità comunicativa e dello sviluppo di certe skill, sia preferibile non ricreare la realtà ma piuttosto un contesto artificiale nel quale esercitare una skill utile nella realtà. Se è vero, ad esempio, che il community interpreter deve sviluppare delle capacità di coordinamento dell’interazione (vedi Wadensjö, 1998, a proposito dell’Interpreting as coordinating), potrebbe essere utile esercitare questa capacità mediante dei role play in cui lo studente fa l’intervistatore, più che l’interprete, e dove l’intervista diventa un contesto ideale per mettere in pratica una skill che sarà poi fondamentale dell’attività quotidiana di interprete.

Tutto questo è food for though e ve lo presento con la confusione che regna nella mia testa. Già il fatto di trovarmi di fronte allo schermo bianco mi aiuta a fare chiarezza e a lasciare su daily una traccia del mio pensiero in movimento. Se vi annoia non avete che da passare oltre :)

Dottorandi 2° anno:

Micòl Beseghi, Subtitling South-Asian diasporic films: a (socio)linguistic perspective
Presi in considerazione 5 film, che io ho capito solo in parte visto che sono arrivata in medias res.
Mi dispiace non rendere giustizia ad una presentazione convincente e pulita, dove l’esposizione si appoggiava su solide basi teoriche e dove numerosi sono stati i riferimenti proposti.
Ne ricordo uno tra tutti, ovvero Freddi e Pavesi, 2009 sulla trascrizione di dialoghi di film, ma non posso dirvi di più, perché la dott.ssa Beseghi ha purtroppo pagato il prezzo di parlare dopo pranzo, quando complici il ritardo e i primi effetti della digestione, il mio ascolto è stato limitato.

Federica Comastri, L’interazione mediata dall’interprete in ambito giuridico e turistico
Cambiamento rispetto a set di dati iniziali, che prevedeva contesti giuridici, sanitari ed educativi
Ricerca sull’ambito turistico è molto nuova..l’interprete turistico esiste in teoria ma non in pratica, perché è la guida turistica che avendo sviluppato una certa capacità fa da interprete.
Attenzione crescente da parte dei produttori e degli enti di promozione del territorio, che sono ovviamente preoccupati della capacità del loro “interprete” di promuovere la regione.

Ambito nuovo, che merita di essere studiato non solo dal punto di vista scritto (come è stato fatto fino ad ora, concentrandosi su guide turistiche e siti web) ma anche dal punto di vista orale (dove, a quanto pare, ci sono aspetti molto vicini all’interpretazione nel talk show o alla trattativa d’affari).

A questo punto dell’incontro, forte e crescente era intertestualità tra i contributi: così come io ho citato la piattaforma moodle, quindi Soledad, Federica ha citato elementi presentati anche da me, lasciandosi scappare più di una volta commenti del tipo: “Come ha detto Natacha”. A riprova di come, davvero, abbiamo qualcosa da imparare gli uni dagli altri o di come, gli studi di altri, possano confermare o screditare le nostre ipotesi di ricerca.

Vedi Bot 2003, a proposito della terza persona, che rafforzerebbe il ruolo di outsider degli interpreti.
Vedi Diriker 2004]

Elisabetta Quarta, Aspetto culturale del mouvement beur e soprattutto la produzione letteraria
Manca tutt’oggi uno studio completo su questo movimento
Produzione scrittori francesi di origine magrebina dagli anni 80 ad oggi.
La dott.ssa Quarta ha distribuito un handout, nella cui seconda pagina c’è l’indice del primo capitolo della tesi: fantastico!! Lei ha cominciato a scrivere al secondo anno!

Corrado Seidenari, Fraseologie valutative nel linguaggio della blogosfera
Ovviamente interessantissimo per una blogger come me.
Per fare vedere come è fatto un blog ha scelto quello di Linus, il che tradisce una passione comune per Radio DeeJay!
Italiano = quarta lingua nella blogosfera dopo Inglese, Cinese e Giapponese
900 mila nuovi post ogni giorno!!!
Ha parlato anche della testa alta – coda lunga (di tutti i blog che sono sostanzialmente ignorati dal pubblico)
Asse orizzontale (Individuale-Collettivo) e verticale (Personale-Attualità) lungo cui si posiziona un blog
Classificazione per finalità: blog-filtro (tipo approfondimenti dei media tradizionali, o articolo di spalla del quotidiano, circa un 13 %) vs blog-diario (dose maggiore di coinvolgimento interpersonale, argomenti attinenti alla sfera privata).
La maggioranza dei blog di serie A sono Blog filtro :) [Quindi daily puntiamo a piazzarlo fra questi, se voi lo leggete ovviamente]
Blog di serie A hanno profilo professionale, gestiti da persone che vivono dei loro post [magari! Se qualcuno ogni tanto cliccasse sulle pubblicità!], ma tendono ad essere più statici dei blog diario, che sono costantemente aggiornati.
Prime considerazioni sul progetto: valutazione si concentra non solo nei post ma anche e soprattutto nei commenti. Parlando con il mio fidanzato (http://www.brgcom.it) ieri sera a proposito dei commenti come criterio di selezione dei blog più “popolari”, lui mi suggeriva di utilizzare http://www.compete.com/ oppure http://www.alexa.com/ che dovrebbero essere in grado di dire, sulla base dei loro campioni, quante visite fa un blog. Probabilmente Corrado ci avrà già pensato, ma se così non fosse è una possibilità.
Blog italiano più seguito è quello di Beppe Grillo, ed è probabilmente questo che determina il successo dell’italiano nella blogosfera, dove l’italiano se la gioca con lo spagnolo che è una lingua molto più globale (anche i dati sono più globali perché sparsi sulle 24 ore, mentre quelli italiani sono attivi nella fascia oraria corrispondente alla nostra giornata).
Knog = knowledge blog (quelli con un utilizzo didattico)
Vedi http://www.technorati.it/
“If Google is the Web’s reference library, Technorati is becoming its coffee house.” Time Magazine [questa citazione l’ho trovata io navigando per scoprire chi era il proprietario di Technorati]

Dottorandi 3° anno:

Francesca Zunino, Analisi ecolinguistica
Ha parlato più dei suoi libri, paper e convegni che del progetto e dal momento che si è già fatta abbastanza pubblicità da sola non aggiungo altro.
Segnalo solo che, essendo la dott.ssa Zunino alla fine del suo percorso, sono state fatte considerazioni tecniche sulla consegna di un elaborato che ha ormai preso una forma: per lei la deadline è il 31 dicembre 2009.

Il che significa che la mia, giusto per cominciare a fare mente locale, è il 31 dicembre 2011! Quindi sarà meglio che mi rimetta al lavoro!

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martedì, luglio 14th, 2009 PhD 2 commenti

“L’interprete come mediatore: riflessioni sul ruolo dell’interprete in una trattativa d’affari” di Fogazzaro e Gavioli

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/65/Euro_coins_and_banknotes.jpg

L'interprete in una Trattativa d'Affari

Fogazzaro e Gavioli qui riflettono sul ruolo dell’interprete in una trattativa d’affari. Promuovendo una ricerca che si basi su dati registrati e trascritti piuttosto che sulle riflessioni di interpreti professionisti, i due autori svolgono un’analisi descrittiva di una trattativa registrata nel 1997.

Tra i temi dibattuti vi sono l’alternanza dei turni e i compiti di un interprete che sembra valicare il tradizionale ruolo di translator per assumere le posizioni, i footing (Goffman, 1981), di volta in volta più adatti all’interazione.

Fogazzaro, E. & L. Gavioli. (2004). “L’interprete come mediatore: riflessioni sul ruolo dell’interprete in una trattativa d’affari”. In G. Bersani Berselli, G. Mack, D. Zorzi (a cura di), Linguistica e interpretazione. Bologna: CLUEB. 169-191

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lunedì, giugno 29th, 2009 Reviews 1 commento

La partecipazione del paziente nell’interazione mediata con il medico by Gavioli and Zorzi

Immigrazione, mediazione culturale e salute

This very interesting paper I had the opportunity to read before publication is now available in Franco Angeli Edition.

Co-authored by Laura Gavioli from the University of Modena and Reggio Emilia and Daniela Zorzi, from the advanced school for Interpreting and Translating of Forlì (University of Bologna), this striking 20 page paper offers an insight into community interpreting, by exploring patient’s participation in interpreted-mediated medical encounters.

It starts from the linguistic roles played by interpreters, then shows how interpreter’s choices can contribute to patients or doctors’ inclusion or exclusion in the interaction.

The two authors conclude that interpreters may act as filters, hence influence the patients or doctors’ reactions to each other.

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venerdì, maggio 29th, 2009 Reviews Nessun commento

Dialogue Interpreting as Intercultural Mediation by Baraldi and Gavioli

Cover image

Claudio Baraldi and Laura Gavioli, from the University of Modena and Reggio Emilia, do an analysis in healthcare multicultural settings.

They describe dialogue interpreting as intercultural mediation, since their recorded and transcribed data in English and Arabic clearly show that interpreters are doing much more than simply interpret.

By selecting information, by asking and providing clarification and by giving support to speakers in the interaction, they appear as active participants in medical encounters featuring a lot of affectivity, too.

Baraldi and Gavioli also reflect on “doctor-centred” versus “patient-centred” medical approaches, showing how interpreters can play a role in promoting one or the other.

They conclude with Wadensjö (1998) that the interpreter has a double role of translator and coordinator, and point out that the two may also overlap.

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giovedì, maggio 28th, 2009 Reviews Nessun commento

Il dialogo tra le culture a cura di Claudio Baraldi e Giuseppe Ferrari

Il Dialogo tra le Culture

La traduzione, in senso stretto, è efficace se abbinata all’interazione diadica di sostegno: in questa prospettiva, il problema non è una traduzione che non restituisce le informazioni del paziente o del medico in modo adeguato, sebbene anche questo possa accadere, bensì una traduzione che non formula il punto di vista del paziente in modo che il medico possa farsene carico. Il senso di formulazione e presa in carico non è primariamente cognitivo, ma affettivo: il fatto fondamentale è che, in assenza di sostegno, formulazione affettiva e coinvolgimento, è impossibile avviare un dialogo tra istituzioni e utenti migranti. (p. 377)

Il titolo di questo volume a cura di Claudio Baraldi e Giuseppe Ferrari è sensatamente vago. “Il dialogo tra le culture” è un’etichetta tanto generica da coprire una molteplicità di fenomeni e, parallelamente, di contributi.

Prima di darvi il mio taglio (principalmente linguistico) di lettura, vi fornisco i titoli e gli autori inclusi in questa bellissima panoramica sulla diversità e i conflitti come risorse di pace (così recita la seconda parte del titolo).

Alla breve presentazione scritta a quattro mani da Baraldi e Ferrari, seguono una prima parte sugli orizzonti teorici ed una seconda sui contesti e i problemi.

Parte prima.
Rapporti tra culture, conflitti interculturali e prospettive di pace
di Claudio Baraldi e Giuseppe Ferrari

Stragi e massacri di civili. Violenza e potere politico nel XX secolo
Di Lorenzo Bertuccelli

Finzione e coscienza storica. Per una narrazione non violenta della violenza
Di Cesare Giacobazzi

La bestia nell’uomo. Variazioni evoluzionistiche sul male, l’aggressività e la guerra
Di Antonello La Vergata

Antropologia filosofica e aggressività
Di Vallori Rasini

La vita buona e i conflitti ambientali
Di Giuseppe Ferrari

Dalla scienza della certezza alle scienze della complessità
Di Alice Benessia e Giovanni Salio

Il ruolo delle organizzazioni internazionali nella promozione della pace attraverso il dialogo interculturale
Di Ivana Palandri

Parte seconda
La tutela dei diritti fondamentali da parte delle Corti comunitarie nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale
Di Federico Casolari

Competenze linguistiche e cittadinanza: la situazione italiana a confronto con alcune realtà europee
Di Augusto Carli e Maria Elena Favilla

La casa di abitazione familiare tra conflitti privati e politiche pubbliche
Di Maria Donata Panforti

La casa familiare nel diritto italiano: disciplina giuridica e incentivi fiscali
Di Isabella Ferrari e Francesco Pighi

I rapporti patrimoniali nelle famiglie inter-nazionali
Di Cinzia Valente

La costruzione dello straniero nell’informazione giornalistica italiana
Di Emilia Calaresu, Cristina Guardiano e Alessandra Sorrentino

La mediazione interlinguistica come dialogo tra culture?
Di Claudio Baraldi e Laura Gavioli

Problemi ambientali controversi e molteplicità di piani del contendere. La questione TAV/TAC in Valsusa
Di Elena Camino, Angela Dogliotti, Massimo Battaglia, Giovanni Salio, Alice Benessia

A chi, con molta ingenuità, talvolta mi chiede come faccio a leggere così tanto, rispondo che ovviamente non leggo con la stessa attenzione ogni capitolo o ogni contributo di un libro.

In tutta sincerità, per quanto riguarda “Il dialogo tra le culture”, imperdibili per un linguista/interprete/traduttore e simili sono i paper di Carli e Favilla, di Calaresu, Guardiano e Sorrentino, e di Baraldi e Gavioli.

Al primo di questi va il merito di offrire una panoramica esaustiva sul quadro normativo, al secondo quello di offrire un’analisi di tipo quantitativo ricordando come “il fatto di citare cifre non è di per sé sinonimo di oggettività” (Calaresu, Guardiano e Sorrentino, 2008: 275). Il terzo contributo, quello di autori a me ormai cari, va lodato per la chiarezza espositiva e per l’aver puntualizzato molte delle questioni che ruotano intorno alla Mediazione Interlinguistica Interculturale [MII].

Si possono poi leggere per così dire “en passant” molti degli altri articoli, selezionandoli a seconda dei propri interessi, della propria personalità, o anche di quel che “en passant”, appunto, attira lo sguardo e richiede una lettura più attenta.

Nel mio caso questa cattura dell’attenzione si è verificata sfogliando “La bestia nell’uomo”, un contributo molto provocatorio che mi ha dato il piacere di ritrovare nomi incontrati nella mia formazione in letteratura, filosofia ed ermeneutica, vecchi compagni di avventure che quasi con tenerezza ho riascoltato a distanza di tempo. Parlo di Huxley, di Zola, del dottor Jekyll e Mister Hyde, di William James, Freud, Jung e Nietzsche, che tanto hanno ancora da dirmi.

Condivido una serie di citazioni che mi hanno interpellata, augurandomi che anche voi, seppur presi dalle mille cose da fare, possiate ritagliarvi un po’ di tempo per lasciarvi colpire dalle pagine di un buon libro.

La Vergata (2008: 68) cita da James, What makes life significant (1899) nella traduzione di P. Bairati:

La pienezza della vita non sta nel possesso, ma nel sudore e nello sforzo, nel bisogno di «sforzi estremi». È necessario un ideale per cui lottare. Bisogna mobilitare e impegnare per scopi positivi l’«animale bruto che è nell’uomo».

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mercoledì, maggio 20th, 2009 Reviews Nessun commento

La mediazione interculturale: prospettive interazioniste

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Convegno organizzato dal LAIM

Il dipartimento di Scienze del Linguaggio e della Cultura dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha organizzato un convegno “poco ingessato” – per dirla con uno dei partecipanti – dove alcuni conversazionalisti d’Italia hanno presentato le loro ricerche e discusso le loro prospettive.

Di questo convegno vi racconto, ora, la prima giornata, il cui programma si è articolato come segue.

Giovedì 14 maggio 2009

Laura Gavioli (Modena e Reggio Emilia), Introduzione
Claudio Baraldi (Modena e Reggio Emilia), La ricerca svolta a Modena: prospettive sociolinguistiche sull’interazione
Mara Morelli (Genova), Comunicazione e mediazione in ambito sanitario a Genova
Franca Orletti (Roma Tre), Interazione istituzionale e multiculturalità
Caterina Falbo (Trieste) a nome di Raffaela Merlini (Macerata), L’interprete e il mediatore
Francesco Straniero Sergio (Trieste), L’interprete nell’interazione di talk show
Conclusione: presentazione delle idee per iniziative comuni

Con pause necessarie e comprensibili ritardi, questa giornata di studio e confronto si è svolta all’insegna del confronto – anche acceso – e dell’immediatezza.

Pochi preamboli, molta franchezza: cosa stiamo facendo? Cosa fare di più creando una rete che sfoci in un centro studi interateneo, in pubblicazioni, in contatti internazionali etc.??

Questo ribolliva tra le righe di ogni presentazione, questo esplodeva in accesi dibattiti a latere di ogni intervento. In breve, ecco i punti salienti della giornata.

Laura Gavioli e Claudio Baraldi giocavano in casa e come è giusto che fosse hanno dato il la al seminario.

La Gavioli ha sottolineato il bisogno di condividere ricerche e responsabilità, invitando partecipanti e discussants ad intervenire e a considerare l’evento come una chiacchierata intorno ad un tavolo.

Baraldi ha poi parlato della traduzione come mediazione, soffermandosi su 4 punti principali:
- traduzione
- mediazione
- dimensione culturale
- dimensione interculturale

Ha messo in evidenza come, in ambito sanitario italiano, si osservi spesso la presenza di “mediatori che fungono da interpreti”, mentre in altri paesi la situazione è ben diversa, e si fonda sulla certificazione di interpreti “abilitati” a lavorare nei public services. Baraldi ha presentato i risultati degli studi che da anni l’università di Modena e Reggio portano avanti, grazie soprattutto alla collaborazione di persone quali Ilaria Dall”Asta, Antonio Chiarenza, Amelia Ceci e Benedetta Riboldi della AUSL di Reggio Emilia, che hanno autorizzato le registrazioni a Reggio, Modena e Vignola.

Molti dei concetti esposti da Baraldi sono rintracciabili nell‘articolo scritto a quattro mani con Laura Gavioli dal titolo “La mediazione interlinguistica come dialogo tra le culture” apparso nel volume “Il dialogo tra le culture” [l’ho letto ma non ho ancora avuto il tempo di recensirlo, mea culpa].

Ha nominato, in particolare, le “aspettative generalizzate” di Luhmann, i due tipi di comunicazione messi in luce da Heritage & Maynard, ovvero quella centrata sul medico in cui emergono aspettative cognitive e quella centrata sul paziente in cui emergono aspettative affettive. Baraldi ha poi citato Gumpertz del del ’79 e del ‘92, raccogliendo il favore del pubblico, e spiegato come dai dati emergano due forme di traduzione, alias un’attività che comprende la reazione dell’interprete ai turni traducibili e la forma di interazione che ne deriva.

1) traduzione tout court subito dopo il turno del paziente;
2) traduzione after sequence, che è stata impropriamente definita come “non immediata”, scatenando le reazioni di Straniero Sergio, Amalia Amato e Caterina Falbo.

È incredibile come in una riunione di esperti anche una singola parola (nella fattispecie l’aggettivo immediata) possa suscitare problemi ed innescare reazioni accese. Ero lusingata all’idea di trovarmi in un contesto in cui si discuteva e si creava al contempo un argomento di ricerca, che necessita di etichette e definizioni condivise. Avevo come l’impressione, giovedì, che si negoziassero anche le parole con cui descrivere un tema poco dibattuto fino a qualche decennio fa, quando l’interpretazione di conferenza occupava le devant de la scène.

Chiuso il dibattito after Baraldi e osservati alcuni dati dal corpus dell’unimore, la parola è stata data a Mara Morelli. Sua la definizione di “convegno non ingessato”, sua una panoramica sulla sua vita professionale e su come questa ha contaminato le sue ricerche.

Professionista prestata all’accademia, la Morelli ha messo in luce il percorso di una vita e auspicato un’interdisciplinarietà VERA in un settore che avrebbe solo da guadagnare dalla contaminazione con ambiti quali l’antropologia, la psicologia, la sociologia e simili.

Perfettamente in linea con parte della letteratura di settore, la Morelli ha detto che “è ora di finirla con certe roccaforti che servono solo per chi c’è già dentro”, riferendosi in particolare alla predominanza dell’interpretazione di conferenza a discapito di quella dialogica. Ha promosso una multi parzialità dell’interprete che dovrebbe essere l’evoluzione di una neutralità che non è più possibile né auspicata, e riflettuto su come sia necessario fare evolvere i percorsi di formazione dei futuri interpreti/mediatori “allargando le teste a qualsiasi lavoro di tipo relazionale”.

Tutto questo percorso è stato fatto con continui rimandi ad un’esperienza professionale sul campo che alimenta la ricerca, citando associazioni ed esperienze che vi propongo sotto forma di elenco:

AIMS Associazione Internazionale Mediatori Sistemici
http://www.mediazionesistemica.it

Gruppo FITOSPOS (Università di Alcalà de Henares – Spagna)
http://www2.uah.es/traduccion/

Gruppo CRIT (Università Jaume I di Castellon – Spagna)
http://www.crit.uji.es

Gruppo GRETI (Università di Granada – Spagna)
http://www.ugr.es/~greti/

Red Comunica (Spagna)
http://www2.uha.es/traduccion/red_comunica.html

Grupo Triangulo (Spagna)
http://www.mediacionintercultural.org/triangulo.html

Congresos Mundiales de Mediacion
http://www.congresodemediacion.uson.mx/mundial/

Progetto portato avanti da Mara Morelli
http://www2.iberistica.unige.it

Dopo una brevissima pausa la parola è stata data a Franca Orletti e Eleonora Sciubba, che hanno presentato il “Progetto cittadinanza” promosso da storici e linguisti che con lo spirito sessantottino hanno avviato un meccanismo straordinario.

Tra i suoi obiettivi, questo progetto interdipartimentale profondamente radicato nel territorio ha quello di studiare situazioni di comunicazione multiculturale in contesti istituzionali. Tra i mitici promotori di questo progetto, Fatigante, che raccoglie dati in diversi ospedali romani e Mariottini, che ha dati su parlanti madrelingua spagnoli.

In seno a questa iniziativa sono nati anche progetti di semplificazione dei documenti e della modulistica in ambiti istituzionali. Se restringiamo il discorso all’ambito medico, vediamo come il solo consenso informato sia talvolta incomprensibile agli stessi locutori italiani, figurarsi ad un immigrato. Urge quindi un intervento anche sulla modulistica, nella consapevolezza che, soprattutto in certi ambiti, fortissimo è il legame tra scritto e parlato e frequente è il non allineamento tra quel che c’è scritto e quel che se ne capisce.

A seguire Caterina Falbo che ha prestato la voce a Raffela Merlini, la quale per motivi personali non è potuta venire. La Merlini ha creato un corpus dell’interpretazione dialogica [CorInD], che include dati medici, socio-assistenziali e commerciali.

Questo corpus mi ha incoraggiata non poco, dal momento che la Merlini è riuscita a registrare negli ospedali di Padova, Jesolo, Palermo, Parigi e Melbourne, raccogliendo rispettivamente 67, 255, 200, 70 e 54 minuti di interazioni medico-paziente. Questi risultati, dicevo, mi hanno fatto sperare, visto che da tempo chiedo, inascoltata, la collaborazione di una struttura ospedaliera romagnola, invitandola a prendere parte ad un progetto di ampio respiro che si avvale di contaminazioni come quelle di oggi. Ma forte è la diffidenza, tante le altre cose da fare, significativa la paura delle registrazioni.

Ad ogni modo la pazienza è la virtù dei forti e io non demordo, anche perché sono fermamente convinta del fatto che le strutture ospedaliere abbiano tutto da guadagnare da un’indagine sui dati della mediazione, foss’anche solo per mettere in luce ciò che funziona e ciò che non funziona in un servizio che è pur sempre soggetto al giudizio e alla soddisfazione del pubblico.

Le slide della Mellini con il commento puntuale della Falbo sono state, dicevo, un’occasione per sperare in bene, e per raccogliere alcune idee sulla gestione dei dati (ad esempio le tabelle con Struttura-Interprete/Mediatore-Data-Lingue-N°sessioni-Minuti, il che può sembrare banale ma non lo è, perché talvolta non si sa bene come presentare graficamente il proprio lavoro, soprattutto se quantitativo come il mio).

Queste slide sono state altresì un’occasione per avere delle conferme sui miei riferimenti teorici, come Mishler, Fairlclough, Goffmann, Wadensjo e Pöchhacher con il suo “Healthcare interpeting“, e sulle prime impressioni che mi sono fatta visitando certe strutture. Strutture in cui, soprattutto se col camice, i mediatori non sono solo traduttori ma anche operatori sanitari, tanto che a volte, e pericolosamente, si sostituiscono al medico nella diagnosi, nel senso che sono loro stessi a decidere cosa dire e cosa tacere. Il che è, come capirete ovviamente, pericolosissimo, anche ai fini della firma di un consenso informato e di possibili denunce.

Da ultimo, le slide della Merlini hanno messo in luce come spesso in ambito sanitario anche interpreti professionisti passino dalla regola alla norma, nel senso di Toury, adattando le regole ad un determinato contesto e situazione.

Infine Straniero Sergio, che ho sentito solo in parte, ma le cui ricerche sull’interpretazione televisiva conosco e ammiro da diversi anni ormai. Non a caso Straniero occupa un posto d’onore tra le mie references :) .

Straniero ha parlato del suo enorme corpus sull’interpretazione televisiva, che è ora in fase di digitalizzazione, e che comprende 2300 interpretazioni. Questo lavoro mastodontico di raccolta è iniziato nel ’98 e comprende interpretazioni così ripartite: 1600 talk show, 500 eventi mediali e 200 conferenze stampa e di formula 1.

Trattasi di un corpus che permette davvero di ripercorrere la storia l’interpretazione televisiva, dallo sbarco sulla luna ai giorni nostri. Un’interpretazione dove 3 solo gli elementi fondamentali:

1) intrattenimento e spettacolo
2) pubblico
3) ruolo del conduttore

che, combinati insieme, portano ad una grandissima visibilità dell’interprete, al suo coinvolgimento interazionale, e alla sua popolarità (vedi il caso di Olga Fernando). Questi tre elementi insieme portano anche, però, ad un altissimo livello di meta discorso in cui la traduzione viene spettacolarizzata, e ridicolizzata talvolta, a beneficio di un pubblico che così si diverte.

Come ogni convegno che si rispetti anche questo prevedeva una cena con tutti i partecipanti. Sono sicura che a tavola, tra pietanze e bicchieri di vino, sia emerso il meglio di queste giornate di confronto. Ma purtroppo non vi ho partecipato, quindi nulla vi posso raccontare, causa una consecutiva che mi vedeva impegnata il 15 e per la quale avevo bisogno di tornare a casa, la sera, al fine di preparare le ultime cose.

Invito quanti hanno preso parte al banchetto, se ne hanno voglia, a commentare il post mettendo in luce quanto emerso in serata. E vi do appuntamento a domani per il resoconto della seconda giornata.

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lunedì, maggio 18th, 2009 Life Long Learning, PhD Nessun commento

Interpreter intervention in mediated business talk by Gavioli & Maxwell

Conversation Analysis and Language for Specific Purposes (Linguistic Insights. Studies in Language and Communication)

The book

In a time of globalization, community interpreters are becoming more and more important.

Gavioli and Maxwell explore dialogue interpreting in business settings, and use conversational analysis to study the audio data they transcribed.

In their paper they prove that interpreters mediating in business interactions do more than simply translate participants’talk. As Wadensjö (1998) would say, they both relay and coordinate talk.

Gavioli, L. & N. Maxwell.  (2007). “Interpreter intervention in mediated business talk”. In H. Bowles, P. Seedhouse, M. Gotti (a cura di), Conversation analysis and language for specific purposes. Frankfurt: Peter Lang

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lunedì, maggio 4th, 2009 Reviews Nessun commento

Lezioni 30 aprile: Giordani-Gavioli-Cambridge e altro ancora

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Jan Cambridge

Eccomi sul mio solito treno Modena-Savignano sul Rubicone pronta a raccontarvi cosa ha riempito il silenzio denso di questa settimana di delirio. Dato che il dominio di questo blog è dailynterpreter, eccovi un po’ di dailynatacha.

Lunedì e martedì un fantastico convegno di Laringostroboscopia con tanto di interventi dal vivo alle corde vocali. Non ho ancora avuto modo di fare un debriefing e di chiedere alla collega se posso condividere il nostro mastodontico glossario a quattro mani. Datemi qualche giorno e vi caricherò il post con i dettagli sulla preparazione, qualche aneddoto sulla simultanea e il risultato it-en delle nostre fatiche.

Mercoledì ho avuto poi il piacere di accogliere Jan Cambridge a Forlì, dove è stata invitata per parlare agli studenti del community interpreting in the UK. Oltre alla fortuna di assistere alla lezione, ho avuto quella di ritagliarmi qualche spazio privilegiato con Jan e di condividere l’entusiasmo per un PhD che, per quanto in fasi molto diverse della nostra vita, ci accomuna.

Giovedì due bellissime lezioni del ciclo di dottorato all’università di Modena:

10.00-12.00: Demetrio Giordani, La trasmissione del sapere nell’islam tradizionale
14.00-17.00: Laura Gavioli (con la partecipazione di Jan Cambridge), La mediazione dialogica

Andando con ordine, vi racconto anzitutto la sorprendente lezione di questa mattina.

Complice il ritardo del treno (oggi le ferrovie italiane sono in preda al delirio) e uno scambio di aule, sono entrata nella classe del Professor Giordani con più di venti minuti di ritardo. Il che non ha fatto altro che esacerbare il senso di spaesamento che avrei comunque sentito, credo, assistendo alla lezione sin dall’inizio.

Nomi, date, riferimenti storici di cui non capivo assolutamente il senso che ho diligentemente trascritto tra i miei appunti dicendomi che, prima o poi, avrei dato un senso al tutto.

Prendevo appunti e annuivo col capo come se stessi capendo quello che mi veniva detto. Si tratta di un atteggiamento a cui si diventa piano piano avvezzi dal momento che, spesso in occasione dei convegni, ci si trova a conversare con personaggi di ambiti molto specialistici su argomenti che non sempre ci sono affini. In quei casi, almeno, c’è una preparazione terminologica e non solo all’argomento, quindi non si è dei pesci fuor d’acqua.

Qui era diverso. Sentivo parlare di arabo e in arabo e restavo completamente tagliata fuori. Una sensazione strana, ma piacevole, per chi per lavoro aiuta chi è tagliato fuori dalla comunicazione ad esprimersi in un’altra lingua. Se non altro mi ha piombata per una volta tanto nei panni delle persone per le quali lavoro, almeno in contesti dialogici.

Tornando alla lezione di Giordani, ammetto prima ancora di darvi qualche informazione, che sono profondamente ignorante in materia di islam e che nei miei appunti potrebbero esserci errori di comprensione e di spelling.

Questo è quello che ho capito oggi.

HADITH = discorso (e, per estensione, scienza delle testimonianze della vita del profeta). Trattasi di scritti che si sviluppano parallelamente al Corano e che similmente vengono imparati a memoria dai musulmani.
http://www.iiu.edu.my/deed/hadith/bukhari/

MATN = carico (cioè il contenuto degli hadith)

ISNAD = catena di trasmettitori. Questo perché gli hadith sono stati tramandati prima oralmente e solo in un secondo momento trascritti. Quando li si legge, sempre iniziano con “X ha sentito da Y, che ha sentito da Z, che ha sentito dire dal profeta”, con catene di sentito dire, di diversa come vedremo affidabilità, che contengono a volte anche 10-20 anelli.

MUSANNAF = hadith organizzati per argomenti

MUSNAD = hadith raccolti per catena di trasmissione (le catene possono essere sane, buone e deboli)

I due Musannaf più famosi, e più “sani”, sono quelli di AL BUKHARI e di MUSLIM

FATWA = parere giuridico, espressione dell’IMAM di una certa scuola giuridica

IJTIHAD = lo sforzo interpretativo (non vi ricorda nulla questa parola?)

Ora, potreste chiedermi, ma a te che importa tutto questo?

Bè. Innanzitutto sono parole che spesso leggo nei giornali senza capirne il senso. Non dico che ora è tutto chiaro, ma se non altro ho varcato il primo muro e ho colto la logica e la complessità che sottende certi comportamenti.

So cos’è una Fatwa, la stessa con cui anni fa Salman Rushdie è stato condannato dall’Imam Khomeini, la massima autorità Sciita, se ho ben capito, del tempo.

Ho sentito la testimonianza di due arabi, uomo e donna, che mi hanno spiegato come il Corano e gli hadith siano parte della loro quotidianità. Pensate che in media un musulmano conosce almeno 3/30 del Corano a memoria. Il ragazzo che era a lezione oggi ne conosce circa 7/30 e ha recitato alcuni brani per noi. Il che, ancora una volta, potrebbe sollevare l’interrogativo: ma tu che hai a che fare con tutto questo?

E io ancora rispondo che ne è valsa la pena, che tutto mi affascina (o quasi) e che è inutile parlare di apertura all’altro se poi si fuggono le occasioni per capire qualcosa di un altro con cui coesistiamo. E devo ammettere che la lezione di oggi mi ha fatto anche molto riflettere sul nostro essere cristiani, cattolici, quando nella maggior parte dei casi nemmeno si conoscono i testi sacri. Non dico certo che dovremmo impararli a memoria, come fanno i musulmani da quando sono bambini, ma almeno forse leggere il fondamento di quella che diciamo essere la nostra religione.

Food for thought.

La lezione di Laura Gavioli, e di Jan Cambridge, era decisamente più “in focus” rispetto alle mie ricerche. Ordinaria presso l’università di Modena e Reggio Emilia, fautrice insieme a Claudio Baraldi, del LAIM, infaticabile ricercatrice sulla mediazione dialogica e mia tutor :) , Laura ci ha fatti entrare rapidamente nel merito, proponendoci delle trascrizioni tratte dai dati raccolti negli ultimi anni insieme a Baraldi e Iervese.

Una breve panoramica teorica, parlando a braccio ma appoggiandosi su citazioni di Ochs e Schieffelin, Rogers, Coulehan, Conroy, Jefferson & Lee, Bolden e Davidson, poi dritto ai dati. Quelli da cui tanto si può capire di noi, delle nostre conversazioni, dell’affettività con cui carichiamo le nostre parole.

Proprio l’affectivity è stato il comun denominatore della lezione. Alla ricerca di affectivity abbiamo analizzato scambi tra medico e paziente, tra medico e mediatore, tra imputato e interprete. Comune a tutti questi contesti è una co-costruzione del significato e un coordinamento del discorso da parte del mediatore che non si limita a passare il messaggio, ma organizza gli scambi e contribuisce o ostacola la comunicazione. Per quanto possa infatti sembrare paradossale il mediatore, che dovrebbe facilitare la comunicazione, a volte esclude il paziente o il medico da certi scambi a due (a tre l’affettività è molto più difficile da gestire, e non solo quando c’è di mezzo un interprete) e quindi rende lo scambio in realtà più problematico.

La Cambridge è intervenuta ogni tanto per sostenere quello che la Gavioli stava dicendo. Lo faceva dall’alto della sua esperienza sul campo, fornendo esempi concreti di come l’interprete si trovi a gestire situazioni difficili (non solo termini difficili). Situazioni in cui si rende necessario interrompere, suggerire all’uno o all’altro partecipante di dire o di chiedere qualcosa che sia culturalmente rilevante, fare un po’ di “semaphore” per dirlo con la Cambridge, vale a dire gesti per interrompere [e meglio coordinare l’interazione – dico io – da partecipante attivo all’interazione].

In un secondo momento la Cambridge ci ha poi presentato il suo Big Project, così come lo chiama lei: Interpreter output in “Talking” therapies: towards a methodology for good practice.

Ci ha spiegato le sue metodologie e le sue difficoltà nello scrivere una Literature Review che corrispondesse ai dettami della professione medica. Se voglio farmi ascoltare dai medici – ha sottolineato la Cambridge – devo parlare e scrivere come loro, e possibilmente pubblicare in riviste dove loro possano incappare nel mio articolo. Per questo si è iscritta alla Medical School di Warwick, superando le ovvie difficoltà di entrare in un mondo ed un linguaggio che non le apparteneva ma che piano piano comincia a digerire. Se non altro a giudicare dal fatto che la sua Literature Review è stata valutata positivamente.

Ora, aldilà di una certa debolezza teorica sicuramente compensata dalla professionalità acquisita (la Cambridge ha un DPSI [Diploma in Public Service Interpreting] Level 6 il che significa che è al top delle qualificazioni che un public service interpreter può avere in UK), e di una certa diversità di vedute (lei adotta il modello imparziale di interpretazione mentre io sono, se non altro in certi contesti, per il community model), la Cambridge è stata un’incontro molto stimolante e motivante.

Anche solo per il fatto che, vedere una donna in età matura con 30 anni di esperienza alle spalle che inizia un PhD, e condividere per due giorni l’entusiasmo con cui porta avanti questo Big Project, mi ha dato ancora più voglia di continuare su questa strada.

Perché fino a che c’è voglia di fare ricerca, fino a che c’è il desiderio di imparare e di superarsi, fino a che la curiosità spinge aldilà dei propri limiti, si rimane giovani e attivi. Rita Levi Montalcini docet :)

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venerdì, maggio 1st, 2009 Interpreting, PhD Nessun commento

12 marzo: presentazione relazioni annuali

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UNIMORE

Oggi pomeriggio c’è stato il primo appuntamento ufficiale con i dottorandi in Lingue e Culture Comparate che fanno capo alla Scuola di Dottorato in Scienze Umane dell’università di Modena.

Un’occasione feconda in cui i PhD students del 1°, 2° e 3° anno hanno potuto presentare le loro ricerche e ricevere il feedback di Professori tra i quali Josef Schmied dell’università di Chemnitz, e Marina Bondi, Laura Gavioli, Marco Cipolloni e Marc Silver dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Venti minuti sono stati dati ai dottorandi del XXII e XXIII ciclo (ovvero 3° e 2° anno) e cinque minuti sono stati attribuiti a quelli dei XXIV ciclo (ovvero del 1° anno).

Nell’ordine sono intervenuti:
3° anno
Francesca Magnani
Michela Giorgio Marrano
Francesca Zunino
2° anno
Elisabetta Quarta
Federica Comastri
Corrado Seidenari
1° anno
Niemants Natacha
Ana Da Silva
Antonio Cangelosi
Angela Albanese
Maria Soledad Bianchi

Per quanto noi ultimi cinque siamo solo all’inizio delle nostre ricerche, l’appuntamento di oggi è stato importante per fare il punto della situazione, impostare il lavoro e abituarsi a giustificare ad altri le proprie scelte.

Non ho modo di raccontavi quanto ha detto ciascuno di noi, perché devo approfittare di queste 2 ore di treno per andare avanti con il glossario del mio prossimo convegno.

Però vi carico l’handout che ho distribuito ai partecipanti e che sarà messo agli atti così che possiate vedere di cosa mi occuperò nei prossimi 3 anni.

handoutpresentazione

Al prossimo aggiornamento sulle lezioni di domani (13 marzo) a Reggio Emilia!

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giovedì, marzo 12th, 2009 PhD Nessun commento